MONOLOGO DI DORATURA PAHSI LIN

A un anno dalla retrospettiva HO KAN. Beyond Colors and Shapes, la Villa Reale di Monza ospita, dall’8 al 23 giugno 2018, la mostra Monologo di doratura – infinito dedicata a un altro grande rappresentante dell’arte taiwanese, il maestro PAHSI LIN.32 PAHSI LIN.jpg

Organizzata sempre da Big Eyes International Vision con l’intento di far conoscere l’arte e la cultura di questo Paese al pubblico italiano, la rassegna si avvale dei prestigiosi patrocini della Regione Lombardia, del Comune di Monza e dell’Accademia di Belle Arti di Brera, ed è realizzata in collaborazione con Bai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Alfredo Pizzo Greco e Galleria Scoglio di Quarto di Milano.
Circa 50 opere – dipinti e alcune sculture realizzate negli ultimi anni – saranno allestite nelle bellissime sale del primo Piano Nobile della Villa, secondo una percorso pensato appositamente da Stefano Soddu, scrittore e artista lui stesso.
Pahsi Lin (Kaohsung Pingtung-Taiwan, 1960) è pittore e scultore di grande qualità la cui opera getta un ponte tra spirito orientale e occidentale. I suoi quadri testimoniano una conoscenza approfondita dell’astrattismo occidentale – appreso anche grazie ai lavori di maestri appartenenti a generazioni precedenti, come Ho Kan – e nello stesso tempo riconducono alla cultura di quel mondo a cui l’artista appartiene. La sua pittura astratta infatti è spesso arricchita da ricercate citazioni di manufatti tradizionali, come le preziose e famose porcellane, e da continui rimandi all’arte cinese antica e contemporanea.

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Pahsi Lin riprende l’arte dei ‘letterati’, caratterizzata da un’unione di pittura e calligrafia la cui peculiarità fu quella di trascurare volutamente la tecnica, per trasmettere le proprie emozioni sulla base delle pennellate. Nata in epoca Song (960-1179), questo tipo di pittura si affermò sotto l’imperatore Yuan (1271-1368) dando vita a una forma d’arte raffinata, sublimata dalle emozioni e dalla loro conoscenza, spesso caratterizzata dall’uso sapiente dell’inchiostro.
Allo stesso modo degli antichi pittori, egli rappresenta la propria percezione della natura e dell’umanità e per farlo si serve di pennellate ritmate e di un uso audace del colore, creando una composizione solo in apparenza casuale. In esse traspare il conflitto, il contrasto tra idealismo e realismo, tra il profondo ed il superficiale, tra la volgarità e l’eleganza. E tutto ciò coesiste in maniera armoniosa e ordinata.
Il suo modo di dipingere oggi, dimostra un uso attento della tecnica pittorica occidentale, ma anche una vicinanza con le opere di famosi artisti cinesi contemporanei, quali Zhang Daqian (1899-1983) e Zao Wou-ki (1921-2013), per il ruolo cruciale che il colore ebbe nella loro arte.

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