AMY- INCONSAPEVOLE DIVA

TEATRO DAL VERME MILANO 24 gennaio 2020 ore 21

AMY- INCONSAPEVOLE DIVA da una idea di Moreno Vivaldi e Teresa Rotondo soggetto drammaturgico Alessia Cespuglio visual Raffaele Commone distribuzione Essevuteatro produzione Nuovo Teatro Verdi Montecatini regia di Emanuele Gamba L’icona Amy Winehouse in un tributo musicale live fra brani noti e perle nascoste.

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La magia delle canzoni di Amy Winehouse in un recital teatrale che omaggia l’artista divenuta la regina del soul vincendo ben 5 Grammy Awards: Amy, una straordinaria interprete, una fine e sensibile autrice, un personaggio controverso e costantemente al limite, indubbiamente una vera e propria icona a livello mondiale.Amy-Winehouse La sua morte, avvenuta il 23 luglio 2011 a soli 27 anni, l’ha inserita nella lista delle leggende della musica, scomparse tutte alla stessa età e all’apice della carriera: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain. “Amy – Inconsapevole Diva” è un recital nato dall’idea di due artisti e musicisti Moreno Vivaldi e Teresa Rotondo, e vuole essere un tributo per ricordare la meravigliosa cantautrice britannica morta a soli 27 anni. Lo spettacolo è un vero e proprio recital, una piccola preziosa pagina di musical theatre e propone sia i brani più noti, che le “perle” musicali più nascoste della sua carriera; il tutto proposto interamente live da una solida e affiatatissima band.

Da un’idea di Moreno Vivaldi e Teresa Rotondo

Produzione / Nuovo Teatro Verdi Montecatini

Distribuzione/ESSEVUTEATRO

Produzione Esecutiva/Pietro Contorno

Soggetto Drammaturgico/Alessia Cespuglio

Grafica E Video/Raffaele Commone

audio/Lorenzo Sola

CON:

Teresa Rotondo/lead voice

Armando Polito/back vocals

Samuele Pirone/bass

Moreno Vivaldi/drum

Stefano Contesini/trumpet

Francesco Palazzolo/sax

Giovanni Giustiniano/guitar

Alex Bimbi/keys

Direzione artistica/Moreno Vivaldi

Direzione musicale/Alex Bimbi e Raffaele Commone

REGIA EMANUELE GAMBA

STEVE MC CURRY “Leggere”

Steve McCurry Monza: torna il grande fotografo che noi adoriamo con una mostra in Arengario a Monza.

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Inizia così il 2020 culturale in città, con l’esposizione “Leggere” che vede come protagonisti dei soggetti impegnati nella lettura. Gli scatti del celebre fotografo statunitense saranno in mostra all’Arengario a Monza dal 17 gennaio al 13 aprile grazie al progetto promosso da ViDi e dal Comune di Monza, con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei e in collaborazione con Sudest57. Potrete ammirare 70 immagini che ritraggono persone di tutto il mondo, dalla Turchia, all’Italia, dall’India agli Stati Uniti mentre leggono, e saranno accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo. Il percorso è completato dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985. Con le sue fotografie Steve McCurry pone al centro della sua ricerca la forza della lettura come valore universale e individuale. L’esposizione ha la capacità di coniugare qualità artistica e coinvolgimento: un’opportunità importante per guardare e comprendere il piacere necessario della lettura.

GIAPPONE. Terra di Geisha e Samurai

Villa Reale Di Monza dal 30 gennaio al 2 giugno 2020

Una mostra che ha il sapore di un viaggio iniziatico attraverso il Giappone, paese la cui cultura e le cui arti affascinano da sempre, per grandissima varietà e raffinatezza. Il percorso espositivo, messo a punto da Francesco Morena,  propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremo-orientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dalla raccolta di Valter Guarnieri, collezionista trevigiano con una grande passione per l’Asia orientale, alle quali si uniscono, in questa speciale occasione, alcuni kimono della raccolta di Lydia Manavello, collezionista trevigiana esperta conoscitrice di tessuti asiatici.

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Il percorso si sviluppa per isole tematiche, approfondendo numerosi aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese. La parte centrale dell’esposizione è dedicata al binomio Geisha e Samurai, la classe militare ha dominato il paese del Sol Levante per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico ed elaborando una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti.  Esso ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella sua variante dello Zen, che in questa sezione è testimoniata da un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti Daruma, il mitico fondatore di questa setta. Questo affascinante avvicinamento all’arte e alla cultura nipponica continua introducendo alla quotidianità del suo popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki, dall’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco. Di grande fascino è la presenza lungo il percorso espositivo di un certo numero di kimono dalla Collezione Manavello, alcuni disseminati tra le sale, altri esposti in un unico salone in un allestimento piuttosto spettacolare che vuole dare giusto rilievo a questi notevoli manufatti artistici. Una sezione della mostra è riservata al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene qui indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno. A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti sopraffini di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò così molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate agli acquirenti forestieri. Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupava senz’altro un posto d’elezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che ha acquisito il nucleo esposto in mostra, il quale ha annotato in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti. L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di potenti calligrafie concludono l’esaltante percorso espositivo.

AUSTRALIA. STORIE DAGLI ANTIPODI

Il PAC torna a esplorare le culture internazionali con la più grande ricognizione sull’arte australiana contemporanea mai realizzata al di fuori del continente, una selezione di 32 artisti, sia emergenti che affermati, appartenenti a diverse generazioni e background culturali.

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Dipinti, performance, sculture, video, disegni, fotografie e installazioni – alcune site specific – tracciano un viaggio metaforico all’interno del panorama multiculturale dell’arte contemporanea australiana, influenzato da storie personali, lingue, origini etniche, religioni e tradizioni eterogenee: dagli artisti afferenti alle molte culture aborigene e ‘First Nations’ a quelli che sono arrivati dal Pacifico, dall’Europa, dai paesi asiatici e dalle Americhe.
Indagando un’ampia costellazione di pratiche e prospettive culturali, storiche, politiche e sociali legate al contesto australiano, geograficamente “agli antipodi” rispetto a chi vive nell’emisfero settentrionale, la mostra restituisce, per induzione, un panorama del nostro presente ibrido, plurale e complesso.

YNOT?

Romantica, iconica e versatilie la collezione di YNOT? conquista la Primavera/Estate 2020. Come in ogni stagione, YNot? ci conduce in un viaggio straordinario, verso mete da sogno.

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La linea  Yes Bag, dedicata a donne sognatrici, ci proietta nei luoghi simbolo delle più belle capitali della cultura e della moda. A conquistare, anche per la prossima stagione, saranno le pittoresche fantasie che immortalano gli scorci più famosi delle città italiane e non, con le loro inconfondibili tinte acquarellate. Per la prossima stagione, la collezione di punta del marchio, viene affiancata dalla  POP, linea che esplora le principali città italiane e internazionali mettendo in risalto i loro punti nevralgici attraverso l’utilizzo di ricami a contrasto. Da New York e Parigi, arrivando fino a Cuba e San Francisco, è perfetta per chi vuole esprimere sé stesso in modo unico e distintivo.
Accanto alle linee più iconiche, YNOT? presenta anche diverse collezioni capaci di esprimere la propria personalità con stile e carattere. E mentre la raffinatezza e l’eleganza della tradizione orientale esplode sui modelli della linea  GEISHA, l’animo più grunge del brand trova massima espressione sulle borse e accessori della  NEW UNDERGROUND, caratterizzata da maxi lettering e da un’estetica graffiante e contemporanea. Come per ogni stagione, la collezione è un mezzo per esprimere la propria personalità e raccontare le proprie emozioni in completa libertà. Come dimenticare poi le linee BELLA, DAISY E MEGAN, in pelle morbida, dallo stile seducente e i modelli reversibili, come la MACRO FLOWER, che mirano invece a coniugare funzionalità e capienza, oltre che ad offrire alle clienti la possibilità di cambiare borsa (e look) grazie a pochi e semplici passaggi. Le linee  della collezione SS20 nascono infatti dalla volontà di fornire ad ogni donna la possibilità di avere sempre con sé un accessorio dinamico, in grado di trasformarsi e adattarsi ad ogni situazione in modo naturale. A completare la nuova collezione, la linea di abbigliamento, caratterizzata da numerose proposte all’insegna delle onde eclettiche, per look unici e dal carattere glamour. Un mix di grinta metropolitana e carattere romantico rendono la linea di abbigliamento YNot? perfetta per ogni occasione: stampe floreali e geometrie, toni primaverili mixati a sfumature pop completano la collezione, rendendola un must per la prossima stagione

MILANO anni’60

Dal 6 novembre 2019 al 9 febbraio 2020 le sale di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospitano la mostra “Milano anni ’60. Storia di un decennio irripetibile”dedicata a quella stagione di grande splendore vissuta dal capoluogo lombardo.mostra_Tavola-disegno-1-copia-3

L’esposizione ripercorre la storia di un decennio irripetibile per la città di Milano caratterizzato dalla voglia di lasciarsi alle spalle in maniera definitiva gli orrori della guerra attraverso un irrefrenabile fermento creativo che prese avvio con la costruzione dei primi grattacieli e si arrestò drammaticamente il 12 dicembre 1969 con l’ attentato alla Banca Nazionale dell’ Agricoltura. In mostra sono esposti manifesti, fotografie, riviste, arredi, oggetti di design e molto altro ancora che faranno rivivere l’atmosfera di quell’ epoca.

QUANDO: 6 novembre 2019 – 9 febbraio 2020

DOVE: Spazi espositivi piano terra

ORARI: Martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica   10.00 – 20.00
Giovedì    10.00 – 22.30 Lunedì     CHIUSO

THE DEEP BLUE SEA

Teatro Manzoni

dal 30 gennaio al 16 febbraio 2020
Feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30
LUISA RANIERI
in
THE DEEP BLUE SEA
Regia 
LUCA ZINGARETTIkM_iHM4A

THE DEEP BLUE SEA” è una straordinaria storia d’amore e di passione; una riflessione su cosa un uomo o una donna sono capaci di fare per inseguire l’oggetto del loro amore. È una pièce sulle infatuazioni e gli innamoramenti che sconvolgono mente e cuore; l’amore folle che tutto travolge, a cominciare dal più elementare rispetto di se stessi.
Cosa siamo capaci di fare per inseguire l’oggetto del nostro amore? E com’è possibile che, pur di raggiungerlo, siamo disposti a sacrificare qualunque cosa? E’ una storia di strade perse e ritrovate, di fatalità e indeterminatezze che risolvono, ma, soprattutto, una storia sulla casualità delle vite umane. Rattigan disegna personaggi di potenza straordinaria e forza assoluta. In mezzo a loro emerge, come una regina, la protagonista – Hester Collyer Page – che incarna l’essenza stessa della capacità di amare, resistere e rinascere delle donne.
La storia – che si svolge durante l’arco di un’unica giornata – inizia con la scoperta, da parte dei suoi vicini di appartamento, del fallito tentativo di Hester Collyer di togliersi la vita con il gas. La donna ha lasciato il marito – facoltoso e influente giudice dell’Alta Corte – perché innamorata del giovane Freddie Page: un contadino, ex pilota della Raf, ormai dedito all’alcool. La relazione, nata sull’onda della passione e della sensualità, si è, però, andata raffreddando. Le difficoltà economiche – Freddie è da tempo disoccupato – e le differenze di età e ceto hanno logorato il rapporto, lasciando Hester sfinita e disperata. Lo shock per il tentato di suicido di Hester e la discussione che ne segue non migliorano le cose. A complicare il tutto, nel pomeriggio, arriva la notizia che Freddie ha, finalmente, trovato lavoro come collaudatore di aerei: dovrà, però, trasferirsi in South Carolina. Alla fine della giornata, grazie all’intercessione di Mr Miller – un inquilino del palazzo, ex dottore, radiato dall’albo per ragioni sconosciute – Hester, per continuare a vivere, sarà costretta a prendere una decisione particolarmente difficile. Questi due reietti, emarginati dalla società per il loro eccesivo “amare”, si scopriranno legati da una curiosa e commovente solidarietà.

IL GIARDINO DEI CILIEGI

“Il giardino dei ciliegi” di Anton Checov è una piccola saga familiare, stagliata sullo sfondo di un’epoca di grande cambiamento. Aspettando un unico avvenimento – la vendita del giardino – i personaggi si dibattono in situazioni apparentemente futili: amori inseguiti e non corrisposti, feste senza invitati, passeggiate tra i viali.

il giardino delle ciliegie nina's drag queensIl giardino di ciliegi è la terra dell’infanzia, del sogno ad occhi aperti, l’orizzonte dell’ancora possibile. Ad abitarlo, sei donne, in attesa della fine. Donne, creature piuttosto. Forse sono gli stessi alberi di quel giardino, tacchi a spillo per radici, braccia maschili come rami tesi? Intorno a loro, si avvicina una schiera di uomini, un coro di voci incalzante che segna l’inevitabile conto alla rovescia. Perse in questo vivaio di ricordi e passioni, sono viaggiatrici senza passaporto, dive senza palcoscenico, eroine tragiche senza tragedia. E ridono, ridono spesso. Ma sempre con le lacrime agli occhi.

“Il nostro teatro è una strana creatura. Prende forza dalla libertà che ci siamo dati nello spaziare tra i generi e trova il suo cuore nell’accostare materiali a prima vista dissonanti e lontani tra di loro. È fatto di canzoni, coreografie, spezzoni di film, in un linguaggio ibrido che attinge dalla cultura pop, dal cinema e dall’opera lirica, dove playback e il citazionismo diventano parte integrante della drammaturgia. Questi frammenti si amalgamano sulla scena grazie al personaggio della Drag Queen, potente e leggero al tempo stesso, al quale tutto o quasi è concesso. È un procedimento giocoso e ironico, in senso letterale: l’attore maschio che interpreta una donna dichiara costantemente la finzione, non è ciò che dice di essere. Perciò è sempre, anche, portatore di un punto di vista su quello che rappresenta. Non rappresentiamo tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna, cercando di afferrarne le piccole e grandi frenesie, gli eccessi, il sentimento nascosto. E se prendiamo in giro la purezza di quel sentimento, è per renderlo ancora più visibile sulla scena, per renderlo vero.Inoltre, il rovesciamento dei ruoli, che ci porta a volte a trasformare – o più propriamente, a travestire – personaggi maschili in personaggi femminili, è un’arma espressiva semplice e spiazzante: in una società come la nostra, tuttora profondamente maschilista, questo ha la forza di una piccola rivoluzione.”
Nina’s Drag Queens

“Grottesco, leggero, melodrammatico è il Checov delle Nina’s Drag Queens”.
Sara Chiappori, Repubblica

“Le Drag in gioco di squadra costruiscono un universo a parte dove anche le utopie di Cechov trovano spazio grazie alla “smisurata misura” della regia di Francesco Micheli.”
Maurizio Porro, Corriere della Sera

“Cinte di petali, fragili e solidi testimoni di una bellezza tramontata, le Nina’s Drag Queens sono un corpo unico, puntuale, espressivo, ingranaggi di un meccanismo scenico impeccabile.”
Paolo Schiavi, La Libertà


Teatro Leonardo
da giovedì 23 a sabato 26 gennaio ore 20:30 – domenica ore 16:30
durata: 90 minuti

A POCHI PASSI DAL CIELO

LUNEDI’ 10 FEBBRAIO 2020 ORE 20.30 – TEATRO ELFO PUCCINI – MILANO
Corso Buenos Aires, 33Locandina

L’Opera musicale “A pochi passi dal cielo” è un omaggio ai due grandi artisti Rudolf Nureyev e Freddie Mercury. La parabola della loro vicenda artistica si riflette a specchio nell’una e nell’altra vita: rapida a sorgere e altrettanto rapida a tramontare. Intrecciare quel filo invisibile di forte impatto emotivo che le lega, è lo scopo dello spettacolo in cui la danza, e la musica sono protagoniste.

“A pochi passi dal cielo, è uno spettacolo che invita il pubblico, come in un vero rituale ad entrare nella loro storia ed a vivere tutte le emozioni che Freddie e Rudy hanno saputo donare con leggerezza e verità”. Così afferma il regista Pietro Pignatelli. Nel 1982 entrambi scoprono di essere affetti da HIV, ed entrambi ne moriranno. Quello stesso anno esce il celebre film “Blade Runner” e una delle battute che ha consegnato alla storia si presta bene a rappresentare ciascuno di loro: “la luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo”.
La rappresentazione è centrata sull’elaborazione musicale di due repertori apparentemente lontani (classico e pop), che trovano un punto d’incontro nella danza.

Note di regia

L’Arte è un invito alla libertà! Un invito scritto, gridato, mimato o anche cantato. Servirsi del Teatro Danza, per raccontare due grandi artisti che hanno sempre scelto la “libertà” come loro bandiera, mi ha armato di un grande entusiasmo e di una grande voglia di osare. Così non mi è stato difficile trovare una chiave di lettura del testo poetico scritto da Angelo Ruta, che sposasse questo concetto. Da un lato il più grande danzatore di tutti i tempi Rudolf Nureyev, dall’altro il più creativo e poliedrico cantante che il mondo abbia conosciuto Freddie Mercury. Impossibile metterli in scena senza cedere alla tentazione di citarne almeno la loro essenza. Così, liberandomi di inutili orpelli, ho proposto una dimensione spazio-temporale minimalista e quasi onirica, dove il racconto si intreccia con il canto e la danza, in un continuum intenso e dinamico, sorprendente e stimolante. Una ridotta band suona e canta dal vivo i pezzi di Freddie, con arrangiamenti e armonizzazioni vocali originali; un energico e variegato corpo di ballo passa dal classico al contemporaneo, anche attraverso il rock; un narratore proveniente da chissà dove traghetta il pubblico verso una fiaba moderna.

Pietro Pignatelli

La drammaturgia che fa da cerniera ai quadri coreografici è di Angelo Ruta, mentre la regia e la narrazione è affidata all’attore – performer Pietro Pignatelli. Gli arrangiamenti musicali sono a cura di Cello Vs Guitar. Musicisti: Cello Vs Guitar.
I ruoli principali sono affidati ai danzatori: Francesco Mascia, Domenico Di Cristo e Giorgia Sacher con Lorenzo Daccò, Gloria Ferrari e Tiziana Vitto
Salvo Bruno, scelto da Brian May e Roger Taylor come frontman nel Musical We Will Rock You, è la voce di Freddie Mercury con Marina Tafuri.
Coreografie di Stefano Benedini, Tiziana Vitto e Sabrina Pedrazzini.

Andrea Costa Maps Attraverso le Stelle d’America

Andrea Costa Maps. Attraverso le Stelle d’America, è il titolo del primo allestimento che la Galleria propone nel 2020, dal giorno dell’inaugurazione, 25 gennaio, fino al 23 febbraio.

2 ArkansasLungo le pareti, su lastre d’acciaio dalle sfumature cobalto, sfilano le mappe di diversi Stati d’America, la maggior parte stampate negli Anni Settanta-Ottanta. Rese materiche tramite pennellate di resine e acrilici, le mappe diventano supporti e veicoli di frasi tratte da film, romanzi, canzoni di un’America “on the road” raccontata e dipinta dall’artista Costa. L’allestimento somma al piacere visivo delle Mappe quello dello snodarsi di un Video proposto dall’artista che, giustificando la nascita delle Mappe e dilatandone la comprensione, emoziona il pubblico regalando uno spettacolo-mostra. Andrea Costa, permettendoci così di tessere un discorso visivo ed emotivo con generazioni lontane, addirittura con luoghi calpestati da quelle, ora da noi, ci accompagna in questo viaggio attraverso le Stelle d’America, una per ogni Stato nella bandiera. Viaggio reso ancora più coinvolgente da eventi collaterali organizzati dalla Galleria dedicati alla musica, alla letteratura, all’arte e all’architettura americani, che avranno luogo a partire da sabato 1 febbraio (h. 17.30) con la conversazione di Stefano Rosso (Università di Bergamo) su Le origini letterarie del cinema western americano sino al concerto di fine mostra, il 23 febbraio (h. 18), Coast to coast. The sound of the States con Lorenzo Colace, Jacopo e Chicco Delfini.

Andrea Costa, genovese, milanese d’adozione, ingegnere, consulente presso Arthur Andersen, produttore televisivo presso Mediaset, appassionato di fotografia, viaggiatore e profondo conoscitore degli States, intorno al Duemila decide di dedicarsi a tempo pieno al disegno e alla pittura. Si forma all’Art Students League di New York, studia i classici a Firenze e a Venezia.
Con la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2007 comincia la sua attività espositiva. In particolare, si ricordano nel 2010 la mostra Costa-Rotella, Icone Parallele e nel giugno del 2011 la mostra Epico Quotidiano presso la Galleria Deodato Arte di Milano e la partecipazione alla mostra Brand Art: the Soul of the Brand a Palazzo Isimbardi, Milano. Al 2012 risale l’incarico da parte della Vodafone Italia dell’esecuzione di opere permanentemente esposte nel Vodafone Village a Milano.
Nel 2014 con l’adozione delle Mappe avviene la svolta che gli permette di unire gli studi sulla grafia e il tratto alla profonda conoscenza degli Stati Uniti. Sempre nel medesimo anno la nuova produzione è esposta nel Castello di Bornato, Brescia. Nel 2017 sarà invece il Palazzo della Delegazione dell’Unione Europea a Washington, DC ad accogliere ed esporre la produzione dell’artista nella mostra intitolata Maps. Diversi eventi ed esposizioni legati al tema “Mappe e Memoria” presso il Palazzo della Meridiana a Genova, Palazzo Moriggia e Galleria Levi a Milano precedono l’attuale nella Galleria Il Triangolo a Cremona, la più completa, mai realizzata prima.

Claudia Simoncini, attualmente docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Classico G. Carducci di Milano, ha lavorato per anni presso importanti Case Editrici occupandosi della redazione e della ricerca iconografica per i volumi d’arte. Ha scritto alcuni saggi e articoli sull’arte lombarda sforzesca e ha partecipato alla stesura di un manuale di Storia dell’Arte per i Licei. Segue l’iter artistico di Andrea Costa dall’organizzazione della mostra “Epico Quotidiano” alla personale presso il Castello di Bornato, all’attuale presso la Galleria Il Triangolo di Cremona.

Andrea Costa Maps Attraverso le Stelle d’America a cura di Claudia Simoncini Inaugurazione sabato 25 gennaio, h. 17.30 Presentazione di Raffaella Colace Interverranno l’artista e la curatrice
Cremona, il Triangolo Galleria d’Arte Vicolo della Stella 14, Cremona 25/01-23/02/2020 Da martedì a domenica, h. 16,30-19.30