CESARE COLOMBO

Riapre giovedì 25 giugno al Castello Sforzesco di Milano la mostra dedicata dal Comune di Milano e dal Civico Archivio Fotografico a Cesare Colombo, uno dei principali fotografi e studiosi della fotografia del Novecento. Curatore di importanti mostre e animatore di dibattiti, sin dal Dopoguerra Colombo ha contribuito a far crescere in modo significativo la cultura fotografica in Italia.
La rassegna dal titolo ‘Cesare Colombo. Fotografie/Photographs  1952-2012’, curata da Silvia Paoli, con Sabina e Silvia Colombo, oggi responsabili dell’Archivio di Colombo, era stata chiusa dopo pochi giorni dall’inaugurazione, avvenuta con grande successo il 20 febbraio scorso.

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L’accesso, gratuito, è consentito solo su prenotazione, da giovedì a domenica dalle ore 11 alle ore 18 (orari e modalità di accesso valide fino al 13 settembre 2020, ultimo ingresso ore 17). La prenotazione è effettuabile anche dal sito ufficiale del Castello Sforzesco.
La mostra
Quasi quarant’anni, una vita, dedicati da un fotografo a vedere Milano, grande città italiana e nello stesso tempo simbolo di una qualsiasi grande città del mondo.   Scriveva così Corrado Stajano nel 1990 sul catalogo Alinari che accompagnava la prima grande mostra milanese di Cesare Colombo, allestita all’Arengario. Dopo tre decenni questa nuova rassegna riprende e completa l’eredità lasciata per restituire un nuovo affresco dell’attività fotografica dedicata da Colombo alla sua città, nella quale le foto più conosciute si uniscono a immagini inedite e a vere e proprie riscoperte d’archivio.
A partire dal corpus di fotografie recentemente entrate a far parte delle collezioni del Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, la mostra restituisce la sua visione coinvolgente e appassionata della metropoli lombarda. Il percorso comprende oltre 100 fotografie esemplificative dell’intera carriera di Colombo, divise in sei sezioni,  dove la città viene descritta nei suoi molteplici aspetti culturali, politici e sociali e offre un vivido racconto biografico lungo sessant’anni (1952-2012) di sviluppo urbano, trasformazioni del lavoro e mutamenti del tessuto sociale. Il mondo delle fabbriche e le manifestazioni sindacali, le rivolte studentesche e le periferie, ma anche uno sguardo attento su una città in continuo cambiamento, che produce e crea: le fiere e i negozi,  la moda e il design, l’arte e lo spettacolo. Punti di vista di una città ‘abitata’ di uno dei suoi più attivi interpreti.
L’allestimento e la grafica di Italo Lupi,  aiutano il visitatore a ricostruire la figura di Cesare Colombo nella sua complessità. In mostra un tavolo biografico, lungo venticinque metri, ricostruirà la vita di Cesare Colombo dalla sua formazione giovanile, ai primi lavori, ai progetti di comunicazione pubblicitaria, alla sua vita familiare, alle sue molte collaborazioni con l’editoria, all’impegno politico e ai suoi impegni culturali. Un affresco coloratissimo che fa da contraltare al rigore delle fotografie in bianco e nero, affiancato da un altro lungo tavolo più sobrio di colori e grafica, con brani di suoi scritti e citazioni di differenti testi critici e letterari.

 

INGE MORATH

Dal 19 giugno al 1° novembre 2020, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita una retrospettiva dedicata alla fotografa austriaca Inge Morath (Graz, 1923 – New York, 2002), la prima donna a essere accolta nell’agenzia Magnum Photos.h_21.NYC11273_1

Attraverso 150 immagini e documenti originali, l’esposizione, ripercorre il cammino umano e professionale di Inge Morath, dagli esordi al fianco di Ernst Haas ed Henri Cartier-Bresson fino alla collaborazione con prestigiose riviste quali Picture Post, LIFE, Paris Match, Saturday Evening Post e Vogue, attraverso i suoi principali reportage di viaggio, che preparava con cura maniacale, studiando la lingua, le tradizioni e la cultura di ogni paese dove si recava, fossero essi l’Italia, la Spagna, l’Iran, la Russia, la Cina, al punto che il marito, il celebre drammaturgo Arthur Miller, ebbe a ricordare che “Non appena vede una valigia, Inge comincia a prepararla”.
Il percorso espositivo dà conto di questa sua inclinazione, presentando alcuni dei suoi reportage più famosi, come quello realizzato a Venezia nel 1953, con immagini colte in luoghi meno frequentati e nei quartieri popolari della città lagunare, che sposano la tradizione fotografica dell’agenzia Magnum di ritrarre persone nella loro quotidianità. Alcune ambientazioni surreali e alcune composizioni fortemente grafiche sono un esplicito riferimento al lavoro del suo primo mentore Henri Cartier-Bresson.
Non poteva mancare una sezione dedicata a Parigi, uno dei ‘luoghi del cuore’ di Inge Morath, dove incontrò i fondatori dell’agenzia Magnum: Henri Cartier-Bresson, David Seymour e Robert Capa. Essendo la più giovane fotografa dell’Agenzia, nella capitale francese le venivano affidati lavori minori come sfilate di moda, aste d’arte o feste locali; tuttavia, in queste immagini emerge chiaramente il suo interesse per gli aspetti bizzarri della vita quotidiana.
L’ideale giro del mondo con Inge Morath prosegue in Iran, dove riuscì ad approfondire la conoscenza di quella regione, muovendosi all’interno della dimensione femminile e cogliendo il rapporto fra le vecchie tradizioni e le trasformazioni innescate dalla moderna società industriale in una nazione fortemente patriarcale e si chiude idealmente a New York dove nel 1957 realizza un reportage per conto della Magnum.
La mostra dà inoltre ampio spazio al ritratto, un tema che l’ha accompagnata per tutta la sua carriera. Da un lato era attratta da personaggi celebri, quali Igor Stravinsky, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Jean Arp, Alexander Calder, Audrey Hepburn, dall’altro dalle persone semplici incontrate durante i suoi reportage. Tra gli scatti più iconici, spicca la fotografia di Marilyn Monroe che esegue dei passi di danza all’ombra di un albero, realizzata sul set del film “Gli spostati” del 1960, lo stesso dove Inge conobbe Arthur Miller che all’epoca era sposato proprio con l’attrice americana.
Che si trattasse di persone comuni o artisti di chiara fama, il suo interesse era sempre rivolto all’essere umano in quanto tale. Il suo stile fotografico affonda le sue radici negli ideali umanistici del secondo dopoguerra ma anche nella fotografia del ‘momento decisivo’, così come l’aveva definita Henri Cartier-Bresson. Ogni suo ritratto si basava infatti su un rapporto intenso o anche su una conoscenza profonda della persona immortalata.
Una sezione propone, inoltre, la serie di curiosi ritratti ‘mascherati’ nati dalla collaborazione con il disegnatore Saul Steinberg che risalgono al suo primo viaggio a New York durante il quale conobbe la produzione artistica del disegnatore statunitense, rimanendone entusiasta.

Anche quest’anno, durante i mesi estivi, il Museo Diocesano in collaborazione con Chiostro Bistrot propone la formula “mostra+aperitivo” (Euro 10,00) che consentirà al pubblico di ammirare le opere di Inge Morath e la rassegna Gauguin Matisse Chagall. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani, in orario serale, dalle 18.00 alle 22.00 (ingresso da corso di Porta Ticinese 93), e di godersi una bevanda in uno dei luoghi più affascinanti della città.

INGE MORATH. La vita. La fotografia
Milano, Museo Diocesano ‘Carlo Maria Martini’ (piazza Sant’Eustorgio 3)
19 giugno – 1° novembre 2020

Orari e biglietti:

Museo Diocesano + mostre (ingresso da piazza Sant’Eustorgio):

martedì-domenica, 10.00-18.00

La biglietteria chiude alle 17.30

intero: €8,00; ridotto: €6,00

Solo mostre (ingresso da corso di Porta Ticinese 95):

tutti i giorni, 18.00-22.00

mostra+prima consumazione Chiostro Bistrot: €10,00

GAUGUIN MATISSE CHAGALL. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani

Dopo la sosta forzata a causa dell’emergenza Coronavirus, martedì 2 giugno 2020 ha riaperto il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano. Oltre alle collezioni permanenti, il pubblico potrà tornare ad ammirare la mostra GAUGUIN MATISSE CHAGALL. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani, eccezionalmente prorogata fino al 4 ottobre 2020.

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L’esposizione, presentata dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano e dai Musei Vaticani, propone una selezione di capolavori dell’arte francese del XIX e XX secolo, proveniente dalla Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. L’ingresso al museo sarà contingentato (40 persone ogni 60 minuti) nel rispetto di tutte le norme di sicurezza e i visitatori, cui sarà fatto obbligo d’indossare la mascherina, saranno assistiti dal personale interno, che fornirà ogni informazione sulle regole di accesso. Il Museo Diocesano e la mostra GAUGUIN MATISSE CHAGALL saranno visitabili da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00 (ingresso da piazza Sant’Eustorgio 3) mentre la sola esposizione dedicata ai capolavori dei Musei Vaticani potrà essere ammirata tutti i giorni anche in orario serale dalle 18.00 alle 22.00 (ingresso da corso di Porta Ticinese 95).

GAUGUIN MATISSE CHAGALL. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani, segna un nuovo capitolo nella collaborazione tra le due istituzioni, iniziata nel 2018 con l’esposizione Gaetano Previati. La Passione, che proponeva un nucleo di opere sacre dell’artista provenienti da entrambi i musei. L’iniziativa offre spunti di riflessione sulla Passione e sulla Resurrezione di Cristo, e nel contempo sul delicato e fertile rapporto fra modernità e tradizione nell’arte sacra tra fine Ottocento e Novecento. Gli oltre 20 capolavori di artisti quali Paul Gauguin, Auguste Rodin, Marc Chagall, Maurice Denis, Henri Matisse, Georges Rouault, sono stati scelti nel ricco nucleo di arte francese presente nella Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, voluta fin dal 1964 da papa Paolo VI. In quell’anno papa Montini incontra in Cappella Sistina gli artisti, da lui stesso definiti “custodi della bellezza del mondo”, per riallacciare lo storico legame tra Chiesa e contemporaneità. La mostra ruota attorno ai temi della Passione, del Sacrificio e della Speranza, interpretati dagli artisti con una capacità di visione potentemente innovativa e attuale; le opere sono esposte in quattro ambienti, corrispondenti ad altrettanti nuclei tematici, che dall’Annunciazione conducono il pubblico fino alla Resurrezione di Cristo. La prima sala è dedicata alla Vergine Maria e a Gesù Bambino. Le xilografie di Maurice Denis introducono la narrazione con le illustrazioni del momento dell’Annunciazione, mentre Henri Matisse e Léonard Tsuguharu Foujita, artista giapponese naturalizzato francese, convertitosi al Cattolicesimo, mostrano l’intimità della relazione tra la Madre e il Figlio. Nella seconda, le vedute di processioni realizzate da Paul Gauguin e Auguste Chabaud accompagnano lo sguardo del visitatore verso il Golgota, dove si consuma il dramma del Martirio di Cristo sofferente in croce, interpretato da Georges Rouault e Henri Matisse. La sofferenza di Cristo in croce è protagonista della terza sala, dove s’incontrano capolavori di Marc Chagall, Jean Fautrier, e ancora di Henri Matisse, oltre alle graffianti incisioni di Bernard Buffet. Il percorso si chiude con la Resurrezione di Émile Bernard e il grande trittico di George Desvallières che raffigura il “velo della Veronica”, il panno sporco di sangue e sudore che una pia donna usò per detergere il volto di Gesù durante la Via Crucis.

GAUGUIN MATISSE CHAGALL. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani

Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)

Nuove date: 2 giugno – 4 ottobre 2020

Orari e biglietti:

Museo Diocesano + mostra (ingresso da piazza Sant’Eustorgio):

martedì-domenica, 10.00-18.00

intero: €8,00; ridotto: €6,00

Solo mostra (ingresso da corso di Porta Ticinese 95):

tutti i giorni, 18.00-22.00

FONDAZIONE PRADA

FONDAZIONE PRADA RIAPRE LA SEDE DI MILANO DAL 5 GIUGNO 2020

Fondazione Prada annuncia la riapertura della sede di Milano dal 5 giugno 2020. Gli spazi espositivi saranno aperti al pubblico dal venerdì alla domenica, dalle 10 alle 19. Il percorso di visita sarà costituito dalle tre mostre temporanee “K”, “The Porcelain Room” e “Storytelling”.kQ0V3X0Q

Negli spazi interni ed esterni della fondazione saranno disposte tutte le misure igienico-sanitarie e di sicurezza necessarie per preservare la salute del pubblico e del personale e garantire un’esperienza di visita piacevole e serena. Nel rispetto delle norme in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, l’ingresso è contingentato e richiede l’acquisto del biglietto online. Non saranno visitabili i progetti permanenti “Atlas”, “Haunted House”, “Le Studio d’Orphée” e “Processo grottesco”. La programmazione del Cinema, le attività dell’Accademia dei bambini e le visite guidate rimangono temporaneamente sospese.
Bar Luce e Ristorante Torre riaprono entrambi dal 5 giugno e saranno attivi dal venerdì alla domenica nei seguenti orari: dalle 10 alle 19 per il Bar Luce e dalle 18 alle 23 per il Ristorante Torre.8z1uHJsw
Dopo l’interruzione delle attività dovuta all’emergenza sanitaria, il programma espositivo della sede di Milano subirà alcune variazioni. “K”, un progetto che esplora l’universo letterario di Franz Kafka attraverso i lavori di Martin Kippenberger, Orson Welles e Tangerine Dream, sarà esteso fino al 25 ottobre 2020. Le mostre “The Porcelain Room”, una ricerca sul contesto storico, la finalità e l’impatto delle porcellane cinesi da esportazione, e “Storytelling”, una personale dedicata all’artista Liu Ye, saranno prolungate fino al 10 gennaio 2021. La sede di Ca’ Corner della Regina a Venezia e Osservatorio a Milano riapriranno al pubblico nel 2021.
Il sito web e i canali social della fondazione continueranno a funzionare come un laboratorio di idee e una piattaforma agile e creativa dove si svilupperanno nuovi progetti digitali come “Love Stories”, concepito da Francesco Vezzoli per l’account Instagram di Fondazione Prada e in corso fino al 19 luglio 2020.

ROBERTO COTRONEO Nel Teatro dell’arte

Riapre finalmente al pubblico, dopo i mesi di chiusura dovuti all’emergenza sanitaria, la mostra “Roberto Cotroneo. Nel teatro dell’arte” dal 28 maggio sino al 26 luglio, visitabile con ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria, nell’appartamento dei Principi di Palazzo Reale.

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La mostra riapre al pubblico con nuovi giorni e orari, accesso contingentato solo su prenotazione e con nuove disposizioni volte a tutelare la sicurezza dei visitatori. Le oltre 50 foto esposte sono il risultato di un lungo lavoro durato cinque anni, dal 2015 al 2019, dello scrittore e saggista Roberto Cotroneo, che da alcuni anni ha affiancato al suo lavoro di scrittura quello della fotografia, osservando e fotografando il pubblico nei suoi movimenti, nelle posture, nelle espressioni, nella capacità di attraversare gli spazi, le soglie, i luoghi. Da questi scatti è nato prima un libro, “Genius loci”, edito da Contrasto.

Sono tanti e importanti i fotografi che hanno scattato immagini nei musei o nelle gallerie d’arte, ma Cotroneo utilizza un approccio assolutamente originale, ribaltando il rapporto tra opera d’arte e visitatore e sommando il tutto in un’intenzione fotografica. Come nel teatro dell’arte, protagonista della scena è il pubblico, che interagendo con l’opera d’arte, in sostanza “fa”, crea il museo. Il palcoscenico della rappresentazione si sposta quindi dal piedistallo dell’opera allo spazio abitato dal pubblico, senza il quale il museo perde senso e significato. Una rivoluzione copernicana della concezione museale, che classicamente immagina gli spazi espositivi come luoghi perfetti, con un pubblico che guarda le opere.

Nuovi Orari

Giovedì 11.00 – 22.30, venerdì, sabato e domenica: 11.00 – 19.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura          Chiuso lunedì, martedì e    mercoledì.  Accesso solo su prenotazione – anche per le categorie gratuite – e preacquisto del biglietto.

 

Georges de La Tour

PALAZZO REALE MILANO   Dal al

La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour che, attraverso mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo (Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot, Frans Hals e altri), vuole portare una nuova riflessione sulla pittura di genere e sulle “sperimentazioni luministiche”, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.indexh
La Tour ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati. I pochi quadri riconosciuti come autografi sono perlopiù di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca.index

Per la prima volta, a Milano a Palazzo Reale, il mondo e le opere di Georges de La Tour, un mondo di immagini straordinarie, di gesti risoluti, di una interiore contemplazione che avvince ed emoziona e il cui oblio era dovuto alla straordinaria unicità della sua opera. Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (26 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la Frick Collection di New York, il Chrysler Museum di Norfolk, la National Art Gallery di Lviv, più una grande partecipazione delle istituzioni museali regionali francesi, come il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Musée du Mont-du Piété di Bergues, il Musée départemental d’Art ancien et contemporain di Epinal, il Museée des Beaux-Arts di Digione, il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, il Musée départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille.

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Una mostra di grande impatto, particolare e insolita che fa conoscere al pubblico un artista fancese misterioso e poco conosciuto, importante artista della pittura europea del 600. Interessante il contrasto tra i dipinti con i temi diurni e quelli con i temi notturni con persone illuminate dalla candela. Di grande suggestione gli effetti luministici presenti negli originali dipinti a lume di candela.

COME IN UNO SPECCHIO

GIANNI BERENGO GARDIN COME IN UNO SPECCHIO

Fotografie con testi d’autore

12 febbraio – 5 aprile 2020

FORMA MERAVIGLI

Via Meravigli 5, Milano

E’ stata appena inaugurata a Forma Meravigli, Milano, la mostra di Gianni Berengo Gardin COME IN UNO SPECCHIO. Fotografie con testi d’autore, un progetto espositivo prodotto da Contrasto in collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia. Un omaggio a Gianni Berengo Gardin che viene proposto nella sua città d’adozione, Milano, nell’anno del suo novantesimo compleanno.

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Milano, 1986 © Gianni Berengo Gardin/Courtesy Fondazione Forma

“Caro Gianni, Come in uno specchio… Quanto lontana sembra questa tua fotografia dall’enigma di Bergman.” Così Mimmo Paladino esordisce commentando l’immagine probabilmente più iconica del maestro della fotografia, In Vaporetto (Venezia, 1960). E, conclude, “è una fotografia che nella nebbia, con un sapiente gioco di specchi, cerca di catturare un raggio di sole”.

Attraverso un gioco di luci e ombre e di riflesso e rimando continuo tra l’occhio del fotografo e la realtà immortalata dalla sua Leica, le fotografie di Gianni Berengo Gardin hanno raccontato un’epoca, accompagnato e a volte costruito una visione. In oltre sessant’anni di carriera, la vita del fotografo è stata caratterizzata anche da molti incontri, ed è proprio da questi che ha origine l’idea di questa mostra: ventiquattro protagonisti dell’arte e della cultura hanno scelto e commentato ciascuno una fotografia scelta nel suo immenso corpus fotografico. Si tratta di amici, intellettuali, colleghi, artisti, giornalisti, registi, architetti. I loro testi, accostati a ciascuna delle 24 foto selezionate, permettono ancor di più di ragionare sul valore di testimonianza sociale ed estetica delle immagini esposte.
I testi sono di registi come Marco Bellocchio, Alina Marazzi, Franco Maresco e Carlo Verdone, architetti come Stefano Boeri, Renzo Piano e Vittorio Gregotti, artisti come Mimmo Paladino, Alfredo Pirri, Jannis Kounellis; e poi di Lea Vergine e di Goffredo Fofi, del sociologo Domenico De Masi, di un giovane fotografo come Luca Nizzoli Toetti o di grandi maestri come Ferdinando Scianna e Sebastião Salgado, di scrittori come Maurizio Maggiani e Roberto Cotroneo, di giornalisti come Mario Calabresi, Michele Smargiassi e Giovanna Calvenzi, di Peppe Dell’Acqua, psichiatra dell’equipe di Franco Basaglia, di Marco Magnifico, vicepresidente del FAI e di una street artist come Alice Pasquini.

Nikola Tesla Exhibition

Per la prima e unica tappa in Italia, arriva a Milano la Nikola Tesla Exhibition, la mostra museo interattiva più grande al mondo dedicata allo scienziato. L’esposizione, realizzata da Venice Exhibition in collaborazione con il “Nikola Tesla Museum” di Belgrado, sarà ospitata a partire dal 5 ottobre nei 1500 mq dello Spazio Ventura XV.

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Il percorso permetterà a tutti di conoscere da vicino l’opera e la vita di Tesla, provando in prima persona ciò che la sua mente geniale ha saputo creare.  Raccontare l’uomo e l’inventore che ha cambiato radicalmente la storia della scienza e della tecnologia: con questo obiettivo Milano ospita la Nikola Tesla Exhibition, la mostra museo interattiva più grande al mondo fino ad ora mai realizzata sullo scienziato. La prima e unica tappa italiana del tour mondiale della mostra, organizzata da Venice Exhibition in collaborazione con il Nikola Tesla Museum di Belgrado, sarà allestita dal 5 ottobre 2019 fino alla primavera del 2020 nello Spazio Ventura XV a Lambrate. Un parco scientifico di oltre 1500mq che intende rendere omaggio ad una delle menti più geniali del Ventesimo secolo: pioniere dell’elettromagnetismo, Tesla ha rivoluzionando la sua era – e la nostra – con circa 300 brevetti, ma il valore di alcune delle sue scoperte ed invenzioni è stato riconosciuto soltanto in seguito alla morte. IMG_4024

Percorso museale interattivo

Con un concept moderno, coinvolgente e con un linguaggio adatto ad un pubblico di tutte le età, il percorso museale sarà completamente interattivo: i visitatori potranno vivere un’esperienza multimediale e sensoriale immersiva, sperimentando in prima persona ciò che la mente geniale di Tesla ha saputo creare e conoscendo da vicino la sua vita, i viaggi, le esperienze tormentate e il suo smisurato amore per l’umanità. Un’esperienza a 360° tra documenti e reperti, postazioni scientifiche interattive, ricostruzione dei luoghi di origine e riproduzioni delle macchine, ispirate ai progetti del grande inventore.
In particolare, sarà possibile entrare nella riproduzione reale e fedele del laboratorio di “Colorado Springs”, dove nel 1899 Tesla si trasferì e riprodusse i famosi fulmini artificiali, oppure vedere da vicino il “Big Coil” di Tesla, ovvero la bobina che riproduce le scariche elettriche molto simili a quelle prodotte in natura. Una sezione della mostra sarà inoltre dedicata alla famosa e controversa “guerra tra le correnti” tra Tesla ed Thomas Alva Edison.

La mostra è organizzata su fasce orarie e si visita esclusivamente in gruppi da 25/35 persone accompagnati da una guida compresa nel biglietto d’ingresso. Il percorso espositivo comprende due fasi: la prima sezione museale dura circa un’ora e permette di immergersi nel mondo di Nikola Tesla (la sua storia, i progetti, i reperti, le riproduzioni delle macchine che ha progettato, le ricostruzioni fedeli di ambienti in cui ha vissuto). La sezione si conclude con lo show del Tesla Coil, la bobina che riproduce i fulmini. La seconda sezione ha una durata di circa mezz’ora: è un’area libera interattiva, visitabile in autonomia, che permette di approfondire i principi dinamico-elettrici studiati da Tesla.

Si consiglia l’acquisto del biglietto in prevendita per avere la priorità d’ingresso: è possibile acquistare il biglietto online, oppure in loco presso la biglietteria della mostra ed aggregarsi ad un gruppo in base ai posti disponibili.

Tutte le informazioni per l’acquisto dei biglietti sono disponibili sul sito ufficiale della mostra: https://www.mostratesla.it/prezzi-e-prevendita-mostra-tesla/

“Non mi importa che abbiano rubato la mia idea. Mi importa che non abbiano nulla di proprio” – Nikola Tesla

Nikola Tesla Exhibition (www.mostratesla.it)

Dal 5 ottobre 2019 presso lo Spazio Ventura XV in via Giovanni Privata Ventura 15, Milano

Orari: dal martedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00); sabato e domenica dalle 9.30 alle 20.30 (ultimo ingresso 19.30).

Visite guidate per gruppi e scuole di ogni ordine e grado su prenotazione.

STEVE MC CURRY “Leggere”

Steve McCurry Monza: torna il grande fotografo che noi adoriamo con una mostra in Arengario a Monza.

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Inizia così il 2020 culturale in città, con l’esposizione “Leggere” che vede come protagonisti dei soggetti impegnati nella lettura. Gli scatti del celebre fotografo statunitense saranno in mostra all’Arengario a Monza dal 17 gennaio al 13 aprile grazie al progetto promosso da ViDi e dal Comune di Monza, con l’organizzazione di Civita Mostre e Musei e in collaborazione con Sudest57. Potrete ammirare 70 immagini che ritraggono persone di tutto il mondo, dalla Turchia, all’Italia, dall’India agli Stati Uniti mentre leggono, e saranno accompagnate da una serie di brani letterari scelti da Roberto Cotroneo. Il percorso è completato dalla sezione Leggere McCurry, dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985. Con le sue fotografie Steve McCurry pone al centro della sua ricerca la forza della lettura come valore universale e individuale. L’esposizione ha la capacità di coniugare qualità artistica e coinvolgimento: un’opportunità importante per guardare e comprendere il piacere necessario della lettura.

GIAPPONE. Terra di Geisha e Samurai

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Una mostra che ha il sapore di un viaggio iniziatico attraverso il Giappone, paese la cui cultura e le cui arti affascinano da sempre, per grandissima varietà e raffinatezza. Il percorso espositivo, messo a punto da Francesco Morena,  propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremo-orientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo, tutte provenienti dalla raccolta di Valter Guarnieri, collezionista trevigiano con una grande passione per l’Asia orientale, alle quali si uniscono, in questa speciale occasione, alcuni kimono della raccolta di Lydia Manavello, collezionista trevigiana esperta conoscitrice di tessuti asiatici.

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Il percorso si sviluppa per isole tematiche, approfondendo numerosi aspetti relativi ai costumi e alle attività tradizionali del popolo giapponese. La parte centrale dell’esposizione è dedicata al binomio Geisha e Samurai, la classe militare ha dominato il paese del Sol Levante per lunghissimo tempo, dal XII alla metà del XIX secolo, imponendo il proprio volere politico ed elaborando una cultura molto raffinata la cui eco si avverte ancora oggi in molti ambiti.  Esso ha permeato profondamente il pensiero giapponese, soprattutto nella sua variante dello Zen, che in questa sezione è testimoniata da un gruppo di dipinti nel formato del rotolo verticale raffiguranti Daruma, il mitico fondatore di questa setta. Questo affascinante avvicinamento all’arte e alla cultura nipponica continua introducendo alla quotidianità del suo popolo: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki, dall’utilizzo del kimono alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Di quest’ultima troviamo esempio nel nucleo di accessori legati al consumo del fumo di tabacco. Di grande fascino è la presenza lungo il percorso espositivo di un certo numero di kimono dalla Collezione Manavello, alcuni disseminati tra le sale, altri esposti in un unico salone in un allestimento piuttosto spettacolare che vuole dare giusto rilievo a questi notevoli manufatti artistici. Una sezione della mostra è riservata al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. Questa relazione privilegiata con la Natura viene qui indagata attraverso una serie di dipinti su rotolo verticale, parte dei quali realizzati tra Otto e Novecento, agli albori del Giappone moderno. A metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità. Intanto europei e statunitensi cominciarono ad apprezzare le arti sopraffini di quel popolo e molti giunsero a scoprire il mitico arcipelago. Il mutato scenario portò così molti artisti ad adottare tecniche e stili stranieri, e molti artigiani a produrre opere esplicitamente destinate agli acquirenti forestieri. Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupava senz’altro un posto d’elezione. Gli stranieri che visitavano l’arcipelago molto spesso acquistavano fotografie per serbare e condividere un ricordo di quel paese misterioso e bellissimo. È il caso dello sconosciuto che ha acquisito il nucleo esposto in mostra, il quale ha annotato in lingua spagnola, a margine delle fotografie, le descrizioni dei luoghi e delle attività raffigurate nei suoi scatti. L’ultima sala è riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura. Grandi paraventi ornati di potenti calligrafie concludono l’esaltante percorso espositivo.