David LaChapelle Atti Divini

Reggia di Venaria, Citroniera delle Scuderie Juvarriane
14 giugno 2019 – 6 gennaio 2020

Arriva alla Reggia di Venaria, presso la Citroniera delle Scuderie Juvarriane, la grande mostra di David LaChapelle Atti Divini che invita i visitatori ad immergersi in una coinvolgente visione dei lavori del famoso fotografo americano. Questa nuova rassegna propone 70 opere di grandi e grandissimi formati, le più significative dei vari periodi della carriera dell’artista.Foto-7_civita_image_hd_attach.jpg Un percorso visivo rivoluzionario, testimone della profonda rappresentazione dell’umanità che LaChapelle conduce all’interno e contro la natura, fino a far emergere una nuova espressione artistica ambientata in un paradiso colorato.
La mostra presenta i lavori più iconici che hanno contribuito a farlo diventare uno degli artisti più influenti al mondo.  Nella piena consapevolezza dell’artificio creativo, LaChapelle si distingue per la capacità di narrarsi e raccontarsi attraverso la fotografia e in relazione con le manifestazioni più significative della civiltà occidentale, dal Rinascimento al contemporaneo ed oltre.
Tra le opere più significative si segnalano Rape of Africa (2009) che ritrova Naomi Campbell come una Venere di Botticelli ambientata nelle miniere d’oro dell’Africa e Showtime at the Apocalypse (2013), un ritratto della famiglia Kardashian che rappresenta non solo la famiglia stessa, ma le nostre paure, le ossessioni e i desideri che vi si riflettono. Sono in mostra anche le vivaci ed elettrizzanti serie Land SCAPE (2013) e Gas(2013), progetti di nature morte in cui LaChapelle riunisce oggetti trovati per creare raffinerie di petrolio e le loro stazioni di servizio interconnesse e poi presentarle come reliquie in una terra bonificata dalla natura.Foto-6_civita_image_hd_attach.jpg
Al centro del percorso espositivo troviamo Deluge (2007) in cui LaChapelle rende contemporaneo l’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina. A seguire lavori come Awakened (2007) e Seismic Shift (2012) rivelano scene legate alla divinità nel mondo moderno.
Questa mostra, Atti Divini presenta per la prima volta alcune opere inedite della nuova serie di LaChapelle New World (2017-2019) che rappresenta lo stupore dell’artista per il sublime e la ricerca della spiritualità in scene di utopia tropicale.

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MONOLOGO DI DORATURA PAHSI LIN

A un anno dalla retrospettiva HO KAN. Beyond Colors and Shapes, la Villa Reale di Monza ospita, dall’8 al 23 giugno 2018, la mostra Monologo di doratura – infinito dedicata a un altro grande rappresentante dell’arte taiwanese, il maestro PAHSI LIN.32 PAHSI LIN.jpg

Organizzata sempre da Big Eyes International Vision con l’intento di far conoscere l’arte e la cultura di questo Paese al pubblico italiano, la rassegna si avvale dei prestigiosi patrocini della Regione Lombardia, del Comune di Monza e dell’Accademia di Belle Arti di Brera, ed è realizzata in collaborazione con Bai Yu Art Foundation di Taiwan, Casa Museo Alfredo Pizzo Greco e Galleria Scoglio di Quarto di Milano.
Circa 50 opere – dipinti e alcune sculture realizzate negli ultimi anni – saranno allestite nelle bellissime sale del primo Piano Nobile della Villa, secondo una percorso pensato appositamente da Stefano Soddu, scrittore e artista lui stesso.
Pahsi Lin (Kaohsung Pingtung-Taiwan, 1960) è pittore e scultore di grande qualità la cui opera getta un ponte tra spirito orientale e occidentale. I suoi quadri testimoniano una conoscenza approfondita dell’astrattismo occidentale – appreso anche grazie ai lavori di maestri appartenenti a generazioni precedenti, come Ho Kan – e nello stesso tempo riconducono alla cultura di quel mondo a cui l’artista appartiene. La sua pittura astratta infatti è spesso arricchita da ricercate citazioni di manufatti tradizionali, come le preziose e famose porcellane, e da continui rimandi all’arte cinese antica e contemporanea.

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Pahsi Lin riprende l’arte dei ‘letterati’, caratterizzata da un’unione di pittura e calligrafia la cui peculiarità fu quella di trascurare volutamente la tecnica, per trasmettere le proprie emozioni sulla base delle pennellate. Nata in epoca Song (960-1179), questo tipo di pittura si affermò sotto l’imperatore Yuan (1271-1368) dando vita a una forma d’arte raffinata, sublimata dalle emozioni e dalla loro conoscenza, spesso caratterizzata dall’uso sapiente dell’inchiostro.
Allo stesso modo degli antichi pittori, egli rappresenta la propria percezione della natura e dell’umanità e per farlo si serve di pennellate ritmate e di un uso audace del colore, creando una composizione solo in apparenza casuale. In esse traspare il conflitto, il contrasto tra idealismo e realismo, tra il profondo ed il superficiale, tra la volgarità e l’eleganza. E tutto ciò coesiste in maniera armoniosa e ordinata.
Il suo modo di dipingere oggi, dimostra un uso attento della tecnica pittorica occidentale, ma anche una vicinanza con le opere di famosi artisti cinesi contemporanei, quali Zhang Daqian (1899-1983) e Zao Wou-ki (1921-2013), per il ruolo cruciale che il colore ebbe nella loro arte.

Di galli e galline, upupe, civette e altri animali Toni Zuccheri al Museo Bagatti Valsecchi

Il Museo Bagatti Valsecchi celebra Toni Zuccheri con una mostra dedicata a un ampio nucleo di opere uniche a tema animale. L’esposizione, a cura di Rosa Chiesa e Sandro Pezzoli, sarà l’occasione per mettere a fuoco un aspetto particolare della produzione di questo singolarissimo artista friulano, che al mondo della natura guardò come fonte di ispirazione previlegiata, offrendone una rielaborazione sempre personale e poetica. Le stanze di via Gesù ospiteranno opere uniche raffiguranti uccelli – animali prediletti da Zuccheri – e si trasformeranno, grazie all’allestimento di Lissoni Associati, partner ufficiale del Museo, in una voliera fantastica.

Di galli e galline_Museo Bagatti Valsecchi_Credits Paola Meloni 27.JPG

Alla collezione permanente del Museo Bagatti Valsecchi, dove l’artigianalità d’eccellenza è di casa, si affianca così il nutrito nucleo di uccelli – forse la produzione più singolare e poetica di Toni Zuccheri – dove il vetro incontra materiali eterogenei per dar vita a upupe, galli, anatre: pezzi unici dove la natura è esaltata dalla personalissima scelta dei mezzi espressivi. Di galli e galline_Museo Bagatti Valsecchi_Credits Paola Meloni 08.JPGUn lavoro poliedrico quello dell’artista, che al vetro dedica la propria vita, sperimentando sempre nuove tecniche e facendo ampio uso dei più diversi materiali legno, foglie secche, sassi, bronzo, pannocchie, supporti spesso di recupero, scelti per l’impronta che la natura ha impresso in loro, per la carica materica, veicolo di memorie personali e collettive.

Museo Bagatti Valsecchi, Via Gesù 5 – Milano

5 giugno – 13 ottobre 2019
Da martedì a domenica, 13 – 17.45 (chiuso tutti i lunedì e il 15 agosto)

museobagattivalsecchi.org

LIU BOLIN VISIBLE INVISIBLE

LIU BOLIN VISIBLE INVISIBLE Il performer cinese della fotografia mimetica al Mudec dal 15 maggio al 15 settembre 2019

L’artista cinese di fama internazionale Liu Bolin (Shandong, 1973) è conosciuto dal grande pubblico per le sue performance mimetiche, in cui, grazie a un accurato body painting, il suo corpo risulta pienamente integrato con lo sfondo. 24. Duomo di Milano.jpg
Luoghi emblematici, problematiche sociali, identità culturali note e segrete: Liu Bolin fa sua la poetica del nascondersi per diventare cosa tra le cose, per denunciare che tutti i luoghi, tutti gli oggetti, anche i più piccoli, hanno un’anima che li caratterizza e in cui mimetizzarsi, svanire, identificarsi nel Tutto: una filosofia figlia dell’Oriente, ma che ha conquistato il mondo intero, soprattutto quello occidentale. Contraddizioni tra passato e presente, tra il potere esercitato e quello subito: è la lettura opposta e complementare della natura delle cose, documentata dalle immagini di Liu Bolin. Denuncia? Riflessione critica? Contestazione politica e sociale? Le fotografie di Liu Bolin hanno diversi livelli di lettura, oltre l’immediatezza espressiva. Dietro lo scatto fotografico che si conclude in un momento c’è lo studio, l’installazione, la pittura, la performance dell’artista: un processo di realizzazione che dura anche giorni, a dimostrazione di come un’immagine fotografica artistica non sia mai frutto di un caso, ma la sintesi di un processo creativo spesso complesso, che rivela la coscienza dell’artista e la sua intima conoscenza della realtà in tutta la sua complessità. 31. Colosseo No.2.jpg
È una lettura della performance fotografica che lo spazio MUDEC PHOTO accoglie in pieno, non limitandosi così a ospitare solo mostre fotografiche canoniche, ma allargando lo sguardo anche al mondo della fotografia ‘prima dello scatto’, a quell’universo di ricerca preparatoria che è essa stessa performance artistica, coinvolgimento emotivo, attesa dell’attimo perfetto, concentrazione intima e lavoro di squadra; e infine, scatto.
In rassegna circa cinquanta opere dell’artista, tra cui un inedito della Pietà Rondanini scattato al Castello Sforzesco di Milano e la fotografia della Sala di Caravaggio – mai esposta prima – realizzata nel 2019 alla Galleria Borghese di Roma, oltre all’immagine scattata al MUDEC tra i reperti della collezione permanente del museo.

Roy Lichtenstein

Il MUDEC presenta un grande maestro americano e una delle figure più importanti nell’arte del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein. La sua arte sofisticata, riconoscibile al primo sguardo e apparentemente facile da comprendere, ha affascinato fin dai primi anni eroici della pop art generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda e il potere seduttivo che essa esercita sulla cultura visiva contemporanea è ancora molto forte.
In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane oltre a video e fotografie. La mostra è organizzata in un percorso tematico, evidenzia attraverso una panoramica sui temi e i generi dell’arte di Roy Lichtenstein, come gli elementi di diverse culture confluiscano nel suo lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine, e quindi elaborate in chiave pop con  il suo linguaggio personalissimo: dalla storia della nascita degli Stati Uniti all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, dalla cultura artistica europea delle avanguardie allo spirito contemplativo dei paesaggi orientali.

La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata in questa mostra nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata.
Il percorso espositivo percorre l’evoluzione del lavoro di Lichtenstein evidenziando l’evoluzione nel lavoro di Lichtenstein rispetto alla riproducibilità meccanica dell’opera d’arte, di cui è stato forse il più sofisticato interprete, ma illustrandone allo stesso tempo le sue diverse interpretazioni e rappresentazioni formali rispetto ai soggetti trattati: visioni che procedono con costanti riferimenti trans-storici ai mutamenti dei linguaggi artistici.

ORARI

lunedì 14.30-19.30
martedì / mercoledì / venerdì / domenica 09.30-19.30
giovedì / sabato  9.30-22.30

CESARE CATANIA

“Arte e Diamanti: il Museo della Villa Reale di Monza apre le porte all’arte di Cesare Catania”

Dall’ 1 al 25 Giugno 2019 le opere di Cesare Catania saranno protagoniste indiscusse di un prestigioso percorso espositivo presso la Villa Reale di Monza, che segue l’inaugurazione della Retrospettiva nella sua galleria milanese. Opera-65-Image-1-X-web.jpgLa mostra personale vedrà esposte una quarantina di opere e sarà allestita sul piano nobile dello splendido palazzo storico e regale di Monza.
In esposizione tra le opere anche due inedite riedizioni de “il Taglio (D ed E Version)”, la quinta e la sesta versione di una serie di opere che partono da un semplice taglio su una tela e che in maniera astratta ne esplorano i contenuti e le implicazioni artistiche. Opera-66-Image-1-x-web.jpgPer enfatizzare i contrasti cromatici, in questo nuovo dittico l’artista ha voluto utilizzare tra i materiali a sua disposizione anche della polvere di diamanti, ricoprendo interamente l’opera con diamanti veri incapsulati in una miscela di colle e resine naturali. I diamanti sono stati forniti da Jean Boulle Group, Sun King Diamond, che ha creduto nell’idea creativa di Cesare Catania supportandolo nella realizzazione.

Il sistema scelto per ottenere questo incredibile effetto è una variante di quello messo a punto dal noto gruppo lussemburghese Jean Boulle, che attualmente propone ai suoi clienti multimilionari rivestimenti simili su Rolls Royce, yacht e Jet Privati.

Villa Reale Di Monza

dal martedì alla domenica 10.00 – 19.00 lunedì chiuso

IL MERAVIGLIOSO MONDO DELLA NATURA

E’ la natura nella sua complessa varietà a costituire il cuore della mostra; un’esposizione realizzata in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Il fulcro della mostra è la ricostruzione, nella Sala delle Cariatidi, di uno dei più singolari complessi figurativi del Seicento in Italia, il Ciclo di Orfeo, che fa parte delle Raccolte Civiche del Comune di Milano ed è composto di 23 tele che raffigurano più di 200 differenti animali a grandezza naturale che si rincorrono in un panorama fluido.

natura_cover.jpg.jpgUn unicum nella produzione figurativa italiana, sia per le dimensioni che per la quantità di specie animali e vegetali raffigurate. La scelta di trasferire i dipinti a Palazzo Reale in occasione della mostra è legata anche all’opportunità di procedere a un intervento di restauro delle gigantesche tele, a valle dell’esposizione. La natura, potrà essere ammirata non solo attraverso la raffigurazione artistica, ma anche tramite l’osservazione diretta di oltre 160 esemplari di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e invertebrati provenienti dal Museo di Storia Naturale, dall’Acquario di Milano e dal MUSE di Trento. I visitatori infatti potranno riconoscere gli stessi animali che animano le tele del Ciclo di Orfeo camminando tra gli esemplari esposti.
La mostra, è introdotta da un prologo che presenta ai visitatori un famoso codice tardogotico lombardo, l’Historia plantarum della Biblioteca Casanatense di Roma, ricco di centinaia di illustrazioni tratte dal mondo delle piante e degli animali. Una pagina del codice, con l’immagine di un gatto, è messa in dialogo con un disegno di Leonardo da Vinci della Biblioteca Ambrosiana.
Un nuovo raffronto è al centro di un’altra sala, dove la Canestra di frutta del Caravaggio è affiancata al Piatto metallico con pesche di Giovanni Ambrogio Figino: due primizie della natura morta occidentale, realizzate, sullo scorcio del Cinquecento, in uno stretto giro d’anni da due pittori lombardi.

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Una mostra insolita e particolare che da la possibilità di conoscere la flora e la fauna tipica del Quattrocento e del Seicento.
Notevole il ciclo di Orfeo allestito nella splendida sala delle Cariatidi con 23 tele raffiguranti animali di ogni genere nel loro habitat naturale. Interessanti i 160 esemplari di animali che si possono ammirare in una sala attigua provenienti dal Museo di storia naturale di Milano, dall’Acquario civico di Milano e dal MUSE di Trento.

Palazzo Reale dal 14 marzo fino al 13 luglio 2019

Leonardo da Vinci 3D

A Milano dal 30 maggio al 22 settembre 2019 alla Fabbrica del Vapore

Il più grande evento su Leonardo da Vinci mai prodotto. Una mostra coinvolgente dove la tecnologia più rivoluzionaria racconta il Genio, la sua vita, le sue scoperte e le sue straordinarie opere d’arte come non sono mai state viste. “Leonardo da Vinci 3D” arriva a Milano e dal 30 maggio stupirà il pubblico con effetti sorprendenti: fra realtà aumentata e ologrammi, la mostra abbatte i tradizionali confini, sfidando le leggi della fisica, del tempo e dello spazio con luci, immagini, suoni e colori in uno scenario suggestivo, la Cattedrale della Fabbrica del Vapore con i suoi 1500 metri quadri espositivi. DSCN9364.JPG

Ideata come un viaggio lungo oltre 500 anni, un salto sorprendente dal passato al futuro, la mostra “Leonardo da Vinci 3D” permette di conoscere “dal vivo” il maestro del Rinascimento Italiano: è infatti lo stesso Leonardo, riprodotto in una creazione olografica a grandezza naturale, a raccontare le intuizioni e gli episodi che costellano il suo lavoro. Grazie all’app Leonardo da Vinci 3D – scaricabile per iOS e Android – è possibile interagire con le opere e il suo creatore per vivere un’esperienza immersiva: basta inquadrare le creazioni leonardesche o il logo della mostra per scoprire nuovi contenuti sull’universo di Leonardo.

Il racconto di Leonardo da Vinci 3D nasce infatti da un’inedita commistione di linguaggi, dove tradizione e innovazione dialogano per spalancare al pubblico la vastità e la complessità del mondo che gravita intorno alla figura di Leonardo, per un utilizzo sempre più critico e consapevole delle tecnologie dell’informazione. L’arte in digitale può, nelle sue diverse declinazioni, tangibili e intangibili, rappresentare un valido strumento di conoscenza, un’occasione per avvicinarsi alla creatività espressiva di un’artista e alle ardite evoluzioni della sua mente.DSCN9284.JPG
Il percorso narra l’intero universo di Leonardo attraverso un racconto affascinante e coinvolgente: dalla sala macchine alla mirror room dedicata al volo, ideata con un gioco di specchi e riflessi che attraversa i suoi paesaggi. Dalla grande sala immersiva per lasciarsi andare e trasportare, alla rappresentazione a grandezza naturale dell’Ultima Cena, fino alla cosiddetta “mostra impossibile”: una galleria digitale che riunisce per la prima volta in un unico spazio i più celebri dipinti leonardeschi riprodotti a grandezza naturale – dalla Gioconda alla Vergine delle rocce – “superando l’inamovibilità” delle opere d’arte dei più importanti musei al mondo. Tra le attrattive virtuali il maxi-libro pop-up in realtà aumentata che interagisce con le ingegnose macchine da guerra e del volo, e il corner Virtual Reality con postazioni Oculus che consentono di entrare virtualmente nell’affascinante mondo vinciano. Il percorso comprende anche una sala dedicata a Milano dove, grazie alla collaborazione con Fratelli Alinari, sono esposte foto d’epoca sui bombardamenti di Santa Maria delle Grazie (sede del Cenacolo) e la sua ricostruzione insieme alla documentazione del ritrovamento della Gioconda dopo il furto, il passaggio agli Uffizi e il definitivo ricollocamento al Louvre. Al centro della sala è esposta, inoltre, una macchina storica originale dei Fratelli Alinari e alcune copie autentiche dei Codici Da Vinci.

LEONARDO MAI VISTO

Dal 16 maggio 2019 e fino al 12 gennaio 2020, in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la Sala delle Asse, il più importante ambiente del Castello Sforzesco di Milano, è eccezionalmente riaperta al pubblico dopo 6 anni di studi e restauri, svelando le nuove tracce leonardesche apparse sulle sue pareti.
Attraverso la scenografica installazione multimediale “Sotto l’ombra del Moro”, i visitatori saranno guidati nella lettura dello spazio integrale della Sala, spostando l’attenzione dalla volta alle pareti laterali, e scopriranno come Leonardo abbia qui sviluppato il suo concetto di imitazione della natura tanto da immaginare un sottobosco e, al di là degli alberi, case e colline all’orizzonte: dalla stanza del duca Sforza al territorio da lui governato; potranno comprendere il significato della Sala delle Asse nel Rinascimento e le sue complesse vicende storiche e conservative.

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L’allestimento della Sala durante questi otto mesi di apertura eccezionale permetterà di vedere a distanza molto ravvicinata il Monocromo, che è stato anch’esso oggetto di un accurato restauro, grazie a una tribuna montata a ridosso della parete che lo ospita; mentre l’installazione multimediale “Sotto l’ombra del Moro” aiuterà a comprendere la regia complessiva dell’ambiente immaginato da Leonardo da Vinci. 14.jpg
La “Pergola di Leonardo” è la riproduzione dal vero in scala 1:2 della gigantesca decorazione della Sala: una vera e propria architettura vegetale costituita da giovani alberi di gelso che cresceranno con il tempo fino a raggiungere, nell’arco di tre stagioni circa, l’intera copertura della struttura in legno che ora sostiene gli alberi. La Pergola sarà un richiamo permanente all’opera di Leonardo per i milioni di visitatori che attraversano ogni anno le corti del Castello, oltre che un invito a entrare in Museo per ammirarla direttamente.
Il gelso è stato scelto da Leonardo, con ogni probabilità, sia perché riproduceva il paesaggio tipico di buona parte del territorio dominato dagli Sforza, dove l’industria serica era la più importante del Ducato e gli alberi di gelso erano necessari all’alimentazione del baco da seta; sia perché il nome scientifico del gelso è morus (dal latino) e la decorazione della Sala era stata commissionata da Ludovico il Moro, appunto, per trasformare l’ambiente alla base della Torre Falconiera in un salone di rappresentanza che celebrasse la sua figura come sostegno dello stato sforzesco. Camera dei Moroni, infatti, è il nome attribuito alla Sala dopo l’intervento di Leonardo, come si è scoperto recentemente nei documenti. Mentre, prima dell’intervento di Leonardo, e sempre in base ai documenti d’archivio, la Sala era ricoperta da “asse”, da cui il nome attribuito dopo la sua riscoperta a fine Ottocento. 10.jpg
Il paesaggio milanese, le sue strade, i suoi edifici e i suoi scorci sono protagonisti anche di un affascinante percorso multimediale “Leonardo a Milano” allestito nella Sala delle Armi – a pochi passi dalla Sala delle Asse lungo il percorso del Museo d’Arte Antica – che conduce il visitatore in un viaggio nel passato alla scoperta della città di Milano così come doveva apparire agli occhi di Leonardo (in diversi momenti tra il 1482 e il 1512).
Un’architettura appositamente creata nella Sala è la scenografia in cui Leonardo da Vinci dialoga con il suo allievo Cesare da Sesto e, grazie a luci, suoni e ologrammi, gli illustra la Milano in cui vive – ricchissima e popolosa, seconda in Europa solo a Parigi -, ma anche quella che potrebbe essere con il suo progetto di sistemazione urbanistica e di sviluppo dei canali. Un itinerario virtuale accompagna il visitatore tra spazi urbani, residenze aristocratiche ed edifici sacri come San Francesco Grande, il Borgo delle Grazie, il Castello di Porta Giovia, il quartiere dell’antica Porta Vercellina con il corso Nirone e l’asse viario Corso MagentaContrada dei Meravigli-Cordusio, fino a giungere al luogo in cui Leonardo abitava, non lontano dalla corte dell’Arengo (l’attuale Palazzo Reale), e dove progettava il grandioso monumento equestre in onore del padre di Ludovico il Moro, Francesco Sforza. Il tour nella città fa riemergere a distanza di cinque secoli anche la particolare composizione sociale di questi quartieri, che affiora tra le facciate affrescate dei palazzi e i vasti giardini interni agli isolati usati per ospitare feste e tornei. Al percorso virtuale in città si aggiunge, nella Sala degli Scarlioni, la sezione ”Leonardo in Lombardia” che propone 8 itinerari nel territorio lombardo promossi dalla Regione Lombardia in collaborazione con Explora (la sua Destination Management Organisation) che permettono di ritrovare ancora oggi nell’arte, nel paesaggio e nella stessa cultura enogastronomica gli elementi naturali tipici della terra lombarda più volte rappresentati da Leonardo nelle sue opere.

ULTIMA CENA PER IMMAGINI

Il Polo Museale della Lombardia con il Museo Nazionale del Cenacolo Vinciano e la Fondazione Cineteca Italiana celebrano i 500 anni della scomparsa di Leonardo da Vinci con il progetto “L’Ultima Cena per immagini” che racconta il Cenacolo Vinciano attraverso il cinema, il documentario e le immagini storiche.611696a2-cfd1-46d5-8543-f6f17c26c36a.jpg

La mostra “Ultima Cena per Immagini – La fotografia racconta la storia del Novecento” che inaugura il 28 maggio e prosegue fino all’8 dicembre 2019, racconta l’evoluzione del museo e le traversie della parete dipinta, dal bombardamento aereo del 1943 alle grandi campagne di restauro del Novecento. Una storia appassionante e a tratti avventurosa, una narrazione per immagini che si dispiega attraverso un allestimento coinvolgente che accompagna il visitatore.
La mostra si snoda all’interno degli spazi del Museo del Cenacolo, a partire dalle prime zone filtro per proseguire negli ambienti adiacenti al refettorio, fino al giardino, ed è articolata in diverse sezioni che ripercorrono i momenti salienti delle tormentate vicende che caratterizzano la storia dell’Ultima Cena e del complesso delle Grazie nel Novecento. Si inizia con le immagini sconvolgenti dei danni subiti dal complesso di Santa Maria delle Grazie a seguito del bombardamento aereo avvenuto nell’agosto del 1943, quando una bomba, esplosa al centro del chiostro dei Morti, polverizzò il porticato, le celle e la biblioteca, fece crollare una parete e tutta la volta del Refettorio, lesionò la Crocifissione di Donato Montorfano e danneggiò le lunette sopra l’Ultima Cena. Logico, dopo le distruzioni, raccontare i restauri: da quelli di inizio Novecento, realizzati da Luigi Cavenaghi e Oreste Silvestri a quello di Mauro Pellicioli che ne celebrò la resurrezione dopo la seconda guerra mondiale, per arrivare a quello di Pinin Brambilla Barcilon. Iniziato nel 1977 e concluso nel 1999, ha aperto una nuova era nella metodologia di conservazione dell’opera con un approccio volto alla prevenzione e al controllo ambientale. Grazie al confronto diretto di immagini dei medesimi dettagli ripresi nel corso dei vari interventi, il visitatore coglierà con immediatezza lo stato reale della superficie pittorica e l’evoluzione delle metodologie del restauro. Una vera storia nella storia i cui protagonisti, Cavenaghi, Pelliccioli, Brambilla, sono presentati al visitatore come emblematici di una precisa fase storica. A conclusione immagini poco note fanno ripercorrere la vicenda, per nulla lineare, che ha portato il Cenacolo a trasformarsi da monumento in museo.