“Milano, la gente, le strade, la città”

“Milano, la gente, le strade, la città”, mostra fotografica che vede esposti i lavori dell’artista Laura Zulian, in affiliazione anche con il Photofestival 2019, si inaugura lunedì 27 maggio, alle ore 18.30, presso la galleria SPAZIOKAPPA32 (via Kramer 32, Milano).

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La Zulian, nata a Roma e trasferitasi a Milano in età adulta, racconta la città meneghina attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, tramite il quale ha imparato a scoprirla e farla propria. L’Artista, infatti, ha portato avanti, con dedizione, una metodica esplorazione del capoluogo lombardo, consacrando a questo progetto ogni attimo del proprio tempo libero; girando la città in lungo e largo per poterla ammirare e nel contempo innamorarsi delle sue numerose sfaccettature.
“Milano, la gente, le strade, la città” è il frutto di questo percorso di scoperta anche interiore, perché il mezzo fotografico è anche un modo per filtrare e rapportarsi con la realtà circostante:
«Per me la fotografia è stata sempre, prima di tutto, uno strumento di indagine e conoscenza; un filtro tra me e la realtà, quasi fossi incapace di assorbirla tutta assieme. Ho imparato, quindi, a impacchettarla in frame fotografici, per sorbirla a piccoli morsi» – spiega la Zulian. «Ho girato la città in lungo e in largo in ogni momento libero, guardandola svegliarsi all’alba sotto il sole invernale o addormentarsi pian piano, già vuota di gente… Quello che vi trovate davanti (solo una piccola parte in realtà) è il risultato di un lento percorso di innamoramento di una città che adesso sento davvero mia». La fotografa sarà presente all’inaugurazione, in cui avrà modo di interagire con il pubblico presente e di rispondere ad eventuali quesiti che le verranno posti.

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Toulouse-Lautrec

Le prestigiose sale della Villa Reale di Monza, dal 10 aprile al 29 settembre 2019, ospitano 150 opere provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene per celebrare il percorso artistico di uno dei maggiori esponenti della Belle Époque: Henri de Toulouse-Lautrec. Parigi, fine Ottocento: la vita bohémienne, gli artisti di Montmartre, il Moulin Rouge, i teatri, le riviste umoristiche, le prostitute. É questo l’accattivante mondo di Toulouse-Lautrec, genio che divenne noto soprattutto per i suoi manifesti pubblicitari e i ritratti di personaggi che hanno segnato un’epoca rimanendo ben impressi nell’immaginario collettivo.

Cover_toulouse.pngManifesti, litografie, disegni, illustrazioni, acquerelli, insieme a video, fotografie e arredi dell’epoca riscostruiscono uno spaccato della Parigi bohémienne, riportando i visitatori indietro nel tempo. Tra le opere più celebri presenti in mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suocabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca.

Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso alle 18.00).
Lunedì chiuso.

WORLD PRESS PHOTO EXHIBITION 2019

 La  Fondazione  Sozzani  presenta  per  il  25°  anno  consecutivo  il  World  Press  Photo,  uno  dei  più   prestigiosi  premi  di  fotogiornalismo.  Il  concorso  è  aperto  ai  fotografi  provenienti  da     tutto  il  mondo  che  nel  corso  dell’anno  precedente  alla  premiazione  (2018),  con  creatività     e  competenza,  abbiano  fotografato  un  avvenimento  o  sviluppato  un  progetto  di  forte  rilevanza   giornalistica.  Sin  dalla  sua  fondazione  nel  1955,  il  World  Press  Photo  contribuisce  alla  storia  del   miglior  giornalismo  visivo  mondiale.     I  premi  sono  suddivisi  in  otto  categorie  distinte  in  “scatti  singoli”  e  “storie”.  Le  categorie  sono:   Attualità  (Contemporary  Issues),  Ambiente  (Environment),  Notizie  Generali  (General  News),   Progetti  a  Lungo  Termine  (Long-­Term  Projects),  Natura  (Nature),  Ritratti  (Portraits),  Sport,  Spot   News.  I  vincitori  sono  stati  annunciati  ad  Amsterdam  giovedì  11  aprile  2019.       Il  prestigioso  premio  World  Press  Photo  of  the  Year  2019  è  stato  assegnato  al  fotografo  John   Moore  (Stati  Uniti),  nella  categoria  “Spot  News”  per  la  foto  della  bambina  honduregna  che  piange   ai  piedi  della  madre  fermata  dalla  polizia  di  frontiera  tra  Messico  e  Stati  Uniti.     Tra  i  sei  finalisti  candidati  i  fotografi:  Mohammed  Badra  (Siria),  nominato  nella  categoria  “Spot   News”  con  un’immagine  che  racconta  la  guerra  civile  siriana  a  Ghouta;;  l’italiano  Marco  Gualazzini   nella  categoria  “Ambiente”  sulla  crisi  idrica  del  lago  Ciad;;  Catalina  Martin-­Chico  (Francia  /   Spagna)  nella  categoria  “Contemporary  Issues”  un’ex  combattente  delle  FARC  incinta  dopo  lo   scioglimento  del  gruppo;;  Chris  McGrath  (Australia),  nella  categoria  “Notizie  generali”  mentre   trattiene  la  stampa  dopo  l’omicidio  di  Khashoggi  a  Istanbul;;  e  Brent  Stirton  (Sudafrica),  nella   categoria  “Ambiente”  con  la  foto  di  una  donna  dell’unità  antibracconaggio  nel  Parco  naturale   Phundundu  in  Zimbabwe.     Per  la  62esima  edizione  del  concorso  fotografico,  la  World  Press  Photo  Foundation  ha  introdotto   un  nuovo  importante  premio:  il  Premio  Storia  dell’anno  (World  Press  Photo  Story  of  the  Year).   Insieme  alla  Foto  dell’anno,  questo  nuovo  premio  valuta  la  scelta  delle  immagini  che  compongono   una  storia  e  la  loro  sequenza.  Lo  ha  vinto  il  fotografo  Pieter  Ten  Hoopen  (Paesi  Bassi/  Svezia),   finalista  nella  categoria  “Spot  News”  per  uno  scatto  sulla  carovana  dei  migranti  diretta  dal  Centro   America  negli  Stati  Uniti.  Candidati  finalisti  sono  stati  i  due  italiani  Marco  Gualazzini,  finalista  nella   categoria  “Ambiente”  con  un  reportage  sulla  crisi  umanitaria  del  bacino  del  Ciad  e  Lorenzo   Tugnoli,  nella  categoria  “Notizie  generali”  con  un  reportage  commissionato  dal  Washington  Post   sulla  crisi  umanitaria  in  Yemen.       Quest’anno,  il  concorso  ha  visto  la  partecipazione  di  4.783  fotografi  da  129  Paesi  diversi  che   hanno  presentato  un  totale  di  78.801  immagini.  Una  giuria  indipendente  composta  da  esperti  del   settore  e  presieduta  da  Whitney  C.  Johnson,  vicepresidente  della  sezione  Esperienze  Visive  ed   Immersive  presso  National  Geographic,  ha  selezionato  43  candidati  provenienti  da  25  differenti   nazioni:  Australia,  Belgio,  Brasile,  Canada,  Repubblica  Ceca,  Egitto,  Francia,  Germania,  Ungheria,   Iran,  Italia,  Messico,  Paesi  Bassi,  Norvegia,  Filippine,  Portogallo,  Russia,  Sud  Africa,  Spagna,   Svezia,  Syria,  Turchia,  Regno  Unito,  Stati  Uniti,  e  Venezuela.  Tra  questi  vi  sono  14  donne  (32%),   dato  che  rappresenta  un  significativo  aumento  rispetto  al  Photo  Contest  del  2018,  che  aveva  il   12%  di  candidati  donne.   World  Press  Photo  gode  del  sostegno  di  Dutch  Postcode  Lottery.

12  maggio  –  2  giugno  2019   tutti  i  giorni,  ore  10.30  –  19.30   mercoledì  e  giovedì,  ore  10.30  –  21.00   Ingresso  5  €  Ridotto  3  €  (6-­26  anni)    

“Leonardo. La macchina dell’immaginazione”

19 aprile – 14 luglio 2019 – Palazzo Reale, Milano
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Per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata. Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci “parlano” tanto del suo, quanto del nostro tempo.
La mostra Leonardo. La macchina dell’immaginazione – in programma a Palazzo Reale dal 19 aprile al 14 luglio 2019 – a cura di Treccani, Studio Azzurro, con il supporto di Arthemisia e la consulenza scientifica Edoardo Villata, è promossa dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e da Treccani.
La mostra vede il contributo di Fondazione Cariplo per Fondazione Treccani Cultura.L’evento rientra nelle celebrazioni ufficiali – Milano Leonardo 500 – della città Meneghina per i 500 anni dalla morte del genio vinciano e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone

Palazzo Reale di Milano dal 12 marzo al 23 giugno 2019 presenta la mostra Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban.Invito_stampa_INGRES_AUftBKX.jpg
L’esposizione comprende oltre 150 opere, di cui più di 60 dipinti e disegni del grande maestro francese, riunite grazie a prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni di tutto il mondo come il The Metropolitan Museum of Art di New York, il Columbus Museum of Art dell’Ohio, il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre, il Musée d’Orsay, il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris oltre al già citato museo di Montaubaun, dal quale proviene il nucleo più corposo di opere, e da grandi musei italiani come la Pinacoteca di Brera, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, i Musei Civici di Brescia e ancora da collezioni private.
Il suo percorso è singolare e sorprendente. Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso, tra il maestro della bella forma e quello della non-forma, Jean Auguste Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero.
La mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì. Ingres è parte integrante di queste storie incrociate, senza le quali l’Europa di oggi sarebbe incomprensibile. Con la mostra, il pittore delle odalische, nella sua modernità, svela anche la sua italianità, un’impronta che fa di lui una figura fondamentale della vita artistica prima, durante e dopo l’Impero. Nato nel 1780 nel sud-ovest della Francia, a Montauban, Ingres dimostra presto un talento straordinario per il disegno. Dal 1797 è a Parigi nella cerchia di David. Nel 1800 concorre per il prix de Rome e nel 1806, dopo aver completato il grande Napoleone in costume sacro, è finalmente a Roma, dove può approfondire gli studi e la passione per Raffaello. Inviato in Italia sotto l’Impero e poi coinvolto nei cantieri imperiali di Roma, Ingres decide di restare «italiano» fino al 1824, per tornare più avanti a dirigere Villa Medici.

MORBELLI

In occasione del centenario della morte di Angelo Morbelli, artista piemontese di nascita ma milanese di adozione, la Galleria d’Arte Moderna rende omaggio a uno dei protagonisti della grande stagione divisionista e della pittura lombarda a cavallo tra due secoli.

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Aperta al pubblico dal 15 marzo al 16 giugno, è allestita nelle sale del piano terra di Villa Reale, recentemente sottoposte a un intervento di restauro che valorizza le decorazioni e i pavimenti originali anche grazie a un rinnovato impianto illuminotecnico.
L’esposizione vanta prestigiosi prestiti, nazionali e internazionali, provenienti dal Musée d’Orsay di Parigi e la Galleria Nazionale d’Arte Modernae, con l’intento di documentare alcuni degli aspetti salienti della produzione di Morbelli, quali la sperimentazione tecnica e l’elaborazione di alcune tematiche a cui sono dedicate le sei sezioni del percorso, propone nuovamente l’artista sulla scena milanese dopo moltissimi anni di assenza: l’ultima esposizione monografica a lui dedicata risale infatti al 1949.
Il percorso è completato da alcune opere di confronto che documentano le affinità tematiche, tecniche e compositive tra l’artista e alcuni suoi contemporanei, come Ernesto Bazzaro, Giuseppe Pellizza da Volpedo (con cui condivise anni di amicizia e lunghi scambi epistolari), Medardo Rosso, Vittore Grubicy de Dragon.

MORBELLI 1853 – 1919
15 marzo – 16 giugno 2019

GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano
Via Palestro 16 – 20121 Milano

ALDO COPPOLA / OLIVIERO TOSCANI

Cos’è l’Arte? Il vocabolario recita: “Qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.”

campgna stampa 2019.jpgE la mostra “Aldo Coppola e Oliviero Toscani 1970 – 2019”, inaugurata il 27 febbraio all’interno del Brian&Barry Building in via Durini a Milano, esprime appieno questo concetto. Partendo dal piano terra per arrivare al terzo, passando all’interno dell’Atelier Aldo Coppola al primo piano, oltre 60 immagini fotografiche ideate dall’occhio visionario di Oliviero Toscani e modellate dalle mani di Aldo Coppola, raccontano una storia: soffermandosi a guardare attentamente il percorso figurativo, ci si trova all’interno di un mondo in continua evoluzione dove la costante è la bellezza della donna nella sua semplicità.campagna stampa 2015.jpg Una donna forte e fragile, una donna che cresce, che diventa consapevole della sua femminilità e della sua indipendenza. Una donna che ha vissuto i cambiamenti socioculturali di 40 anni di storia. Una donna che ha lottato per non perdere la sua identità, diventando così l’emblema della forza del nostro secolo. Ed è cosi che Oliviero Toscani e Aldo Coppola raccontano questa donna in ogni ritratto. Il percorso illumina le scale del Building grazie alle luci dei lightbox realizzati da GiPrint che riproducono scatti tratti da campagne storiche fino ad arrivare a quelle attuali, calendari e libri d’arte realizzati con L’Oréal Professionnel, partner fedele del brand e promotore della ricerca della bellezza in tutte le sue forme. Una mostra unica, aperta a tutti fino al 27 marzo, che vede due grandi nomi del nostro secolo ancora una volta insieme per raccontare il loro amore per la donna.

A VISUAL PROTEST. The art of Banksy

Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane tuttora nascosta, è considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea. Le sue opere sono spesso connotate da uno sfondo satirico e trattano argomenti universali come la politica, la cultura e l’etica. L’alone di mistero che, per scelta e per necessità, si autoalimenta quando si parla della figura di Banksy lo fa diventare un vero e proprio mito dei nostri tempi. La sua protesta visiva coinvolge un vastissimo ed eterogeneo pubblico e ne fa uno degli artisti più amati dalle giovani generazioni.
Sono già state organizzate diverse mostre su Banksy presso gallerie d’arte e spazi espositivi, ma mai un museo pubblico italiano ha ospitato finora una sua monografica. Il MUDEC-Museo delle Culture di Milano per la prima volta ospita all’interno delle sue sale una retrospettiva sull’artista inglese.th.jpg
Una mostra non autorizzata dall’artista, come tutte quelle a lui dedicate prima d’ora, in quanto Banksy continua a difendere il proprio anonimato e la propria indipendenza dal sistema.
“A Visual Protest. The Art of Banksy”, in mostra al MUDEC è un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio, che raccoglierà circa 80 lavori tra dipinti, prints numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), corredati di oggetti, fotografie e video, circa 60 copertine di vinili e cd musicali da lui disegnati e una quarantina di memorabilia (litografie, adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali, che racconteranno attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy. Un percorso a suo modo accademico e insolito, ma coerente con la mission di un museo come il MUDEC, ovvero quella di fornire a ogni fascia di pubblico le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) le culture del mondo e i grandi temi della contemporaneità attraverso tutte le arti visive, performative e sonore.th.jpg
In linea con i principi di fruizione delle opere dell’artista non sono presenti in mostra suoi lavori sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza certificata.
Si illustrano i “movimenti” che hanno utilizzato una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione, a cui Banksy fa riferimento esplicitamente per modalità espressive: dal movimento situazionista degli anni ’50 e ’60, con il quale Banksy condivide l’attitudine sperimentale e l’attenzione sulle realtà urbane, alle forme di comunicazione ideate e praticate dall’Atelier Populaire, il collettivo di studenti che nel maggio del 1968 diffuse attraverso centinaia di manifesti i temi della protesta sui muri di Parigi; fino ad arrivare ai lavori dei writers e dei graffitisti di New York degli anni ’70 e ’80, multiculturali e illegali per vocazione e dal forte senso di appartenenza comunitaria. Come gli street artists della sua generazione Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto.
Questi aspetti emergeranno come fondanti dell’arte di Banksy nel corpus di opere presentate in mostra, che saranno suddivise per generi e temi , come ad esempio l’idea e la pratica della serialità e della riproducibilità dei lavori riferiti a Warhol (tra i quali i ritratti di Kate Moss o le serie “Tesco”, in cui utilizza il marchio della grande catena di distribuzione britannica alla maniera di Campbell’s Soup) o del détournement, in cui Banksy interviene su copie di opere esistenti e spesso universalmente conosciute, con l’inserimento però di alcuni elementi stranianti che ne modificano il significato.
Attraverso la lettura dei lavori saranno quindi illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei suoi messaggi e la sua cifra stilistica , data dalla tecnica dello stencil, affinata da Banksy con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.
Una speciale sezione video racconterà al pubblico i murales che Banksy ha realizzato in diversi luoghi del mondo, tuttora esistenti o scomparsi, evidenziando così quanto il Genius loci sia un aspetto fondamentale nel suo lavoro: molti lavori nascono infatti anche semplicemente in funzione dei e per i luoghi in cui sono realizzati.
Il messaggio di Banksy e la sua arte si manifestano come un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza dell’establishment e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo.

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Una mostra davvero insolita e originale in cui spiccano le opere più note di questo artista di cui non si conosce l’identità. Molto interessante e coinvolgente il suo modo di protestare attraverso l’arte contro le guerre, il consumismo, i mali e gli errori della società moderna.
Il percorso si chiude con uno spazio multimediale in cui vengono evidenziate le località sparse in tutto il mondo dove l’artista ha espresso la sua ribellione e denuncia con i suoi intensi murales.

 

Milano, Mudec, dal 21 novembre 2018 al 14 aprile 2019


ORARI:

Lunedì: 14.30–19.30; Martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30-19.30; Giovedì e sabato: 9.30-22.30

DREAM BEASTS

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia presenta per la prima volta in Italia le opere dell’artista olandese Theo Jansen, conosciuto in tutto il mondo per le sue gigantesche installazioni cinetiche Strandbeest (“animali da spiaggia”), creature ibride dall’aspetto zoomorfo che si muovono sfruttando la spinta del vento. Da mercoledì 20 febbraio a domenica 19 maggio i visitatori del Museo potranno ammirarle nella mostra Dream Beasts. Le spettacolari creature di Theo Jansen.Theo_Jansen_Dream Beasts©Paolo_Soave-MuseoNazionaleScienzaTecnologia_0030.jpg
Jansen, dopo un periodo di studi in Fisica applicata alla Delft University of Technology, nel 1990 inizia a dedicarsi al progetto Strandbeest. Le sue opere possono sembrare scheletri di animali preistorici o enormi insetti. Sono invece gigantesche sculture animate fatte di materiali di epoca industriale: tubo flessibile in plastica, filo di nylon e nastro adesivo. Nascono come algoritmi e non richiedono motori, sensori o tecnologie avanzate per spostarsi: si muovono grazie alla forza del vento e dell’aria caratteristiche della costa olandese, loro habitat naturale. Nel corso degli anni le Strandbeest realizzate da Jansen si sono evolute seguendo un processo di selezione che ne fa quasi una nuova specie animale costruita dall’uomo.Theo_Jansen_Dream Beasts©Paolo_Soave-MuseoNazionaleScienzaTecnologia_0036.jpg
L’esposizione, ospitata nel padiglione Aeronavale del Museo, ha l’intento di portare il pubblico a confrontarsi, anche a livello emotivo, con i valori di innovazione e sostenibilità comunicati dalla ricerca dell’artista. I visitatori potranno passeggiare accanto a 13 di queste imponenti creature e apprezzare i loro movimenti così sorprendentemente naturali.
Definito dalla critica internazionale “un moderno Leonardo da Vinci”, Theo Jansen ama coniugare il sapere scientifico a suggestioni di carattere umanistico, spaziando da sperimentazioni sulla cinetica e la meccanica all’esaltazione della natura e della bellezza. Questa sintonia con lo spirito di Leonardo rende Jansen culturalmente vicino all’identità del Museo, che ha nel suo Dna il dialogo fra arte e scienza e che ha scelto di proporre l’opera dell’artista olandese ai suoi visitatori proprio nell’anno dedicato alle celebrazioni vinciane.

 

RESILIENT

L’esposizione a cura di Alessandra Mauro raccoglie, per la prima volta in una mostra, circa quaranta fotografie che raccontano i reportage realizzati da Marco Gualazzini in Africa dal 2009 al 2018.ff44f67d-4802-49d5-b65e-3aa5163c9c61.jpg La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento; Marco Gualazzini nel suo lavoro cerca di testimoniare in che modo il continente africano reagisca ai problemi e alle crisi che lo flagellano con una capacità di resilienza straordinaria e insieme drammatica. Le immagini in mostra sono il frutto di un lungo lavoro di quasi dieci anni che hanno portato l’autore ad esplorare l’Africa alla ricerca di storie e vicende inedite. Storie che nessuno vorrebbe sentire.
È il caso delle sue immagini del Congo, paese piegato dalle credenze popolari e dal rapporto tra religione e stregoneria, dove chi soffre di malattie mentali viene tuttora considerato un indemoniato e lo stupro è usato come arma di guerra (ogni anno vengono stuprate 15.000 donne) o il Mali tormentato dalla guerra e dalle
infiltrazioni islamiste nell’Africa subsahariana. Nei suoi reportage Gualazzini documenta le condizioni del Sudan del Sud e della Somalia, uno tra i paesi più pericolosi e meno accessibili per stranieri e giornalisti. Durante il suo ultimo viaggio, nel 2018, il fotografo ha testimoniato la grave crisi umanitaria in corso lungo il bacino del lago Ciad, dovuta alla desertificazione come conseguenza del cambiamento climatico. Le immagini, di grande forza compositiva e impatto giornalistico, compongono un racconto fotografico straordinario e importante e ci regalano uno sguardo ravvicinato, partecipe e attento, sulla nostra realtà.

Forma Meravigli Via Meravigli 5 Milano