fACTORy32 in the Park(ing)

Il 20 giugno si inaugura in via Watt 32 la rassegna estiva “fACTORy32 in the Park(ing)”. Tre spettacoli si alterneranno su un inedito palco all’aperto, allestito all’interno del cortile, nel rispetto delle norme vigenti.

LOCA_RASESTIVAFACTORY32_2020Protagonisti tre attori d’eccellenza: Carlo Decio, Enrico Ballardini e Martino Corti. OTELLO PoP TrAgEdY Sabato 20 giugno ore 18:00 e 21:30 Domenica 21 giugno ore 18:00 Primo protagonista di questo inedito palcoscenico sara’ Carlo Decio, con Otello PoP TrAgEdY, per la regia di Mario Gonzales: la sua rivisitazione della tragedia shakespeariana e’ divertente, attuale, pungente. Un attore per dodici personaggi, Decio sa dipingere spazi e figure epiche, utilizzando le tecniche di narrazione e le strategie del mimo. Basta un suo gesto leggero e magistrale per identificare ogni personaggio, in un gioco di codici che il pubblico coglie da subito. Uomini e donne mettono in scena le passioni e gli istinti piu’ profondi della natura umana, tematiche senza tempo in cui e’ facile riconoscersi, mentre lo spettacolo – adatto a ogni eta’ – scorre fluido e appassionante, trasformandosi in base al luogo e al pubblico come ai tempi della commedia dell’arte. I biglietti per questo spettacolo sono acquistabili solo online al seguente link: http://www.otellopoptragedy_factory32.eventbrite.it
SHAKESPEARE A PEZZI Sabato 27 giugno ore 18:00 e 21:30
Il filo conduttore di Shakespeare prosegue idealmente con Enrico Ballardini, poliedrico protagonista di Shakespeare a pezzi, diretto da Omar Nedjari. Attore, regista, autore e musicista, Ballardini ci guida qui alla scoperta della storia del teatro inglese. Il suo monologo ripercorre la vita del Bardo seguendo una domanda posta da alcuni arditi studiosi: “Shakespeare… era forse italiano?”. Le opere del grande autore vengono ripercorse alla ricerca dell’aneddoto che spesso nasconde le vere ragioni che lo hanno ispirato. I brani tratti da Amleto, Enrico V, Riccardo III, Otello e Sogno di una notte di mezza estate, nell’interpretazione di Ballardini costruiscono uno spettacolo divertente e irriverente che ci guida alla scoperta dei lati piu’ nascosti dell’universo shakespeariano. I biglietti per questo spettacolo sono acquistabili solo online al seguente link: http://www.shakespeareapezzi_factory32.eventbrite.it
IL CORAGGIO DELLA VERITA’ Sabato 4 luglio ore 21:30 Domenica 5 luglio ore 18:00
A concludere gli appuntamenti della stagione estiva, arriva il grande Martino Corti con Il coraggio della verita’, un viaggio che abbraccia tante storie e incontra la vita. Genitori, mariti, mogli, figli, ogni ruolo viene analizzato in dettaglio con dedizione, amore e partecipazione. Partendo dalla superficie, Corti accompagna gli spettatori in profondità, passando dalla sua storia personale fino ad arrivare alla spiegazione della maggior parte dei problemi di ognuno. Ed è proprio questo il messaggio profondo, condiviso con ironia e consapevolezza: l’unico modo che abbiamo per cambiare è avere il coraggio di dire la verità a noi stessi. Per spezzare catene che si tramandano tra generazioni e per donare ai nostri figli la possibilità di essere adulti consapevoli e realizzati. Si ride, tanto. Si piange, tanto. Ci si riconosce, ci si ritrova, ci si mette in gioco.
I biglietti per questo spettacolo sono acquistabili solo online al seguente link: http://www.ilcoraggiodellaverita_factory32.eventbrite.it
Costo del biglietto: 12€ + prevendita Abbonamento 3 spettacoli: 30€ + prevendita

FAR FINTA DI ESSERE SANI

IL CORAGGIO DI RIAPRIRE

Il Teatro Menotti riaprirà alla mezzanotte del 15 giugno
Il 15 Giugno del 2020 per il mondo del teatro sarà una data da ricordare. È la data della riapertura, dello sblocco dopo quasi quattro mesi di emergenza sanitaria, quattro mesi di silenzio. Un momento emozionante, gonfio di speranze, che non può essere trascurato o camuffato da polemiche o cautele politiche, economiche o depressive. Il teatro non si fa con tutto questo, ma si fa, facendo teatro. Ci sarà tempo per le lotte, per gli aggiustamenti, per il buon senso. Ora no! Ora è il tempo di esserci anche con 100, 10, 1 spettatore, non importa, davvero non importa. Chi fa questo lavoro sa benissimo che è destinato all’eternità finché ci sarà qualcuno che abbia voglia di raccontare una storia e qualcun altro che abbia voglia di ascoltarla. Dobbiamo riprendere la narrazione dei teatri come luoghi sicuri, accoglienti, sani per la mente e per il corpo, come luoghi necessari alla crescita e all’incontro tra le persone e le generazioni. E noi abbiamo deciso di esserci sin da subito con la massima attenzione ai protocolli sanitari, di esserci proprio fin dai primi minuti di quella che sarà una giornata simbolica. Lo sarà sicuramente per noi, particolarmente sensibili al tema della sopravvivenza della nostra sala, dopo le note e recenti vicende legate al rischio della sua definitiva chiusura. Lo sarà per il nostro pubblico, che anche durante il lockdown non ha mancato di farci sentire la sua vicinanza. Lo sarà per tutti gli artisti, i tecnici, i collaboratori che qui al Menotti hanno trovato e ritroveranno la loro casa. Sono tutti invitati un minuto dopo la mezzanotte del 15 Giugno 2020 e, anche se sarà consentito l’accesso in teatro ad una pattuglia minima di spettatori, sappiamo, o così ci piacerà pensare, che anche tutti gli altri saranno con noi.

Emilio Russo

In scena la prima versione dello spettacolo FAR FINTA DI ESSERE SANI di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che nel rispetto delle norme sanitarie di palcoscenico, sarà presentato, sotto forma di concerto. Protagonisti ANDREA MIRÒ, ENRICO BALLARDINI e MUSICA DA RIPOSTIGLIO per la regia e l’adattamento di Emilio Russo, prima tappa verso la realizzazione della sua versione definitiva, prevista in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber nella prossima stagione 20/21.

far finta di
Brani dei monologhi e canzoni per riscoprire quel percorso narrativo con cui Gaber e Luporini nel 1973 affrontavano i temi universali del disagio sociale e generazionale, puntando l’attenzione sull’essere schizoide dell’uomo contemporaneo. Da una parte pronto agli slanci ideali, dall’altra tenuto a terra dal proprio egoismo e dai finti bisogni materiali. Temi e contenuti quanto mai attuali in questo tempo post Covid. Lo spettacolo dopo la prima alla mezzanotte del 15 giugno, sarà replicato alle 20:30 sempre del 15 e del 16.

TEATRO MENOTTI

Via Ciro Menotti 11, Milano –tel.3391186882- promozione@tieffeteatro.it

Acquisti online

Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARI SPETTACOLI

Lunedì 15 ore 24:00 Lunedì 15 ore 20:30 Martedì 16 ore 20:30

TUTU

TEATRO MENOTTI dal 21 al 23 febbraio

Dopo aver conquistato centinaia di migliaia di spettatori, aver realizzato oltre 300 repliche ed ottenuto il Premio del Pubblico al 50° Festival Off di Avignone nel 2015, Chicos Mambo, straordinaria compagnia tutta al maschile, arriva con il suo imperdibile spettacolo Tutu, spettacolo in scena per la prima volta a Milano. Fondata a Barcellona nel 1994 dal francese Philippe Lafeuille, la compagnia conta oggi sei danzatori, (tra cui l’italiano Vincenzo Veneruso), la cui esperienza e tecnica vengono messe al servizio dello humor e della parodia. COPYRIGHT DIDIER DUVAL21
Travestiti da ballerine, i Chicos Mambo danzano in Tutu i grandi brani del repertorio trasformandosi con camaleontica bravura dal classico cigno alle donne in passerella e sottoveste di Pina Bausch. Spettacolo nato nel 2014 per i festeggiamenti del ventennale della compagnia, Tutu si divide in venti quadri in cui tornano alla memoria le icone del balletto, della danza contemporanea, dei balli di sala, dell’acrobazia e dello sport con i loro tic e vezzi. Più di quaranta i personaggi incarnati con trasporto dai sei interpreti immersi in un universo fantastico e teatrale. Un’ode alla danza, un magma effervescente di colori e visioni sfrenate che conquista anche chi non ha mai avuto niente a che fare con Tersicore.Les Chicos Mambo dans TUTU 8
I Chicos Mambo rivisitano tutti i tipi di danza e si prendono gioco, senza alcun tabù, dei codici della coreografia.  Spaziano dalla danza classica in tutù alla danza contemporanea di Pina Bausch, La Sagra della Primavera, la ginnastica artistica di Nadia Comăneci e delle sue imitatrici, il tango e persino la danza maori “haka”. Ogni scena è una sorpresa di colori, gli interpreti ci trasportano gioiosamente nel loro universo fantastico e teatrale. Le invenzioni comiche sono sottolineate dai costumi, deliranti variazioni del classico tutù, giubbotti, cappelli, code d’anatra e pantaloni che permettono ad un volatile di danzare. La troupe fondata da Philippe Lafeuille è conosciuta per l’autoironia e l’arte di irridere ma anche per la serietà con la quale porta avanti il proprio credo: l’amore per la danza sopra ogni cosa. Un puro momento di gioia che riesce a sedurre tanto il pubblico amatoriale che quello più esperto ed esigente.

TEATRO MENOTTI
Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 02 36592544

ORARI SPETTACOLI

Martedì, giovedì e venerdì ore 20.30
Mercoledì e sabato ore 19.30 (salvo diverse indicazioni)
Domenica ore 16.30

IL TURCO IN ITALIA

Il turco in Italia torna alla Scala dopo 23 anni

Nuovo allestimento dell’enigmatico capolavoro buffo di Rossini con la direzione di Diego Fasolis, il debutto con una regia alla Scala di Roberto Andò e un cast che comprende Alex Esposito, Rosa Feola, Giulio Mastrototaro, Edgardo Rocha e Mattia Olivieri. Il titolo, scritto per la Scala nel 1814, mancava dall’allestimento Chailly/Cobelli del 1997.

K65A4878 Feola, Esposito, Mastrototaro
Il turco in Italia, tredicesima opera di un ventiduenne Gioachino Rossini scritta per la Scala nel 1814, torna al Piermarini per otto rappresentazioni dal 22 febbraio al 19 marzo in un nuovo allestimento con la direzione di Diego Fasolis e la regia di Roberto Andò, al debutto scaligero. Scene e luci sono di Gianni Carluccio, i costumi di Nanà Cecchi e i video di Luca Scarzella. In scena un cast che unisce alle qualità vocali e stilistiche le capacità attoriali richieste dal capolavoro (non solo) buffo di Rossini e Felice Romani: il turco Selim è Alex Esposito, Fiorilla è Rosa Feola, Geronio è Giulio Mastrototaro e Narciso Edgardo Rocha mentre Mattia Olivieri è il poeta Prosdocimo.
Da quest’anno tutte le recite d’opera al Teatro alla Scala sono precedute da un incontro introduttivo nel Ridotto delle Gallerie. Gli incontri su Il turco in Italia saranno tenuti da Cesare Fertonani, professore di Musicologia e Storia della Musica all’Università Statale di Milano.K65A4977 Rosa Feola e Alex Esposito

Il Museo Interattivo del Cinema (viale Fulvio Testi 121) presenta dal 3 al 12 marzo in collaborazione con il Teatro alla Scala la retrospettiva “Il cinema misterioso di Roberto Andò”: sette film che ripercorrono la carriera cinematografica del regista, che incontrerà il pubblico venerdì 6 marzo alle ore 20 – www.cinetecamilano.it
Il turco in Italia sarà eseguito nell’edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro a cura di Margaret Bent. Non sono previsti tagli se non in alcuni recitativi (peraltro non di pugno di Rossini), mentre saranno eseguite le arie di Narciso “Un vago sembiante” (n° 3bis) e di Geronio “Se ho da dirlo avrei molto piacere” (n° 11bis). L’aria di Fiorilla del secondo atto sarà eseguita con le variazioni originali di Rossini.

Date:

Sabato 22 febbraio 2020 ore 20 ~ abbonamento Prime Opera

Martedì 25 febbraio 2020 ore 20 ~ turno B

Venerdì 28 febbraio 2020 ore 20 ~ turno D

Mercoledì 4 marzo 2020 ore 20 ~ turno C

Venerdì 13 marzo 2020 ore 20 ~ turno E

Domenica 15 marzo 2020 ore 14.30 ~ fuori abbonamento

Martedì 17 marzo 2020 ore 20 ~ ScalAperta

Giovedì 19 marzo 2020 ore 20 ~ turno A

GREASE

Chi non ha mai ballato sulle note inconfondibili di GREASE? La sua colonna sonora elettrizzante, piena di ritmo ed energia è una vero simbolo del rock’n’roll che ha fatto innamorare intere generazioni!

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Giulia Marangoni

Grazie a Compagnia della Rancia, dal 1997 GREASE è una festa travolgente che da oltre 20 anni accende le platee italiane. Media Partner dell’evento è TIMMUSIC, la piattaforma di TIM dedicata alla musica in streaming, che permette di ascoltare oltre 30 milioni di brani di tutti i generi, creare playlist personali o ascoltare quelle proposte dall’App, trovare podcast e contenuti esclusivi, album e singoli anche in anteprima, scoprire le classifiche settimanali e condividere tutto sui social. TIMMUSIC dedicherà al musical evento da mercoledì 13 febbraio una playlist di successi intramontabili  che il cast di Grease  ha scelto con brani dell’ Elvis Presley più romantico, dei Bee Gees più malinconici, del black soul di Aretha Franklin fino alla carica esplosiva di Jerry Lee Lewis, senza dimenticare i brani “cult” del film… perfetta per San Valentino!

GREASE è stato capace di divenire fenomeno pop, sempre più vivo nella nostra estetica quotidiana, con personaggi diventati vere e proprie icone: un gruppo coinvolgente, capitanato da Danny Zuko (Simone Sassudelli), il leader dei T-Birds, innamorato di Sandy (Francesca Ciavaglia), la ragazza acqua e sapone come Sandra Dee e Doris Day, che arriva a Rydell e, per riconquistare Danny dopo un flirt estivo, si trasforma diventando sexy e irresistibile. Insieme a loro, l’esplosivo Kenickie, (Giorgio Camandona) la ribelle e spigolosa Rizzo (Eleonora Lombardo), i T-Birds, le Pink Ladies, gli studenti dell’high school più celebre e un particolarissimo “angelo” (Nick Casciaro).

Dal 12 marzo al 5 aprile 2020

TEATRO REPOWER MILANO

COMPAGNIA DELLA RANCIA

GREASE IL MUSICAL

Di Jim Jacobs e Warren Casey

Regia Saverio Marconi

Con Simone Sassudelli, Francesca Ciavaglia, Giorgio Camandona, Eleonora Lombardo, Nick Casciaro

DOPO IL MATRIMONIO

con

JULIANNE MOORE, MICHELLE WILLIAMS, BILLY CRUDUP, ABBY QUINN

Dopo il matrimonio è il racconto potente di un grande amore, quello che lega due donne ad uno stesso uomo, quello che ogni madre prova nei confronti della propria figlia. indexUn viaggio improvviso è destinato a cambiare le sorti di tutti i protagonisti della storia. Due donne e due mondi diversi a confronto, l’una manager newyorkese di successo, l’altra un’idealista alla ricerca di fondi per l’orfanotrofio di cui si occupa in India, un mistero da svelare che fa da filo conduttore. Interpretato da due attrici in stato di grazia, Michelle Williams (quattro volte candidata all’Oscar) e Julianne Moore (premio Oscar per Still Alice), il film parla di perdita e rinascita, di passato e futuro, della forza di non arrendersi anche quando la vita sembra renderlo impossibile.  

DAL 27 FEBBRAIO AL CINEMA

MAI GENERATION 

Mai generation” è uno spettacolo che vuole parlare al mondo degli adolescenti e al loro naturale desiderio di cambiamento. Tutto si svolge all’interno di una scuola occupata dove i ragazzi possono sentirsi improvvisamente adulti, cittadini del proprio mondo e responsabili delle proprie scelte. Immerso nel presente con tutte le sue contraddizioni, il racconto prende a tratti la strada del confronto generazionale con la stagione del 68: mentre i ragazzi di quegli anni reclamavano il bisogno di uscire da rigidi schemi sociali, gli adolescenti di oggi si sentono in bilico tra aspettative (proprie, collettive e genitoriali) e mancanza di prospettiva. Tra votazioni, slogan e proteste emerge il mondo quotidiano dell’adolescenza fatto di paure, slanci, imbarazzi e nuove scoperte.

Mai Generation_foto Umberto Terruso_5

TEMATICHE AFFRONTATE

Le aspettative e il giudizio

A partire dal confronto con i ragazzi su cosa vog­lia dire essere adolescenti oggi, la prima, epider­mica, emozione che affiora è quella della paura. Emerge la paura di non essere all’altezza delle proprie aspettative e soprattutto delle aspettative dei genitori, che oggi possono essere restrittivi, ma allo stesso tempo comportarsi da pari, confondendo piani e desideri. Emerge la paura di restare indietro rispetto alle tappe della vita considerate obbligate, quali, su tutte, quelle legate all’affettività e alla scoperta della propria sessualità. Allo stesso tempo, però, le paure sono accompagnate da un grande senso di rivalsa e da una consape­volezza nuova dei propri turbamenti. I ragazzi intra­prendono una lotta sotterranea, ma continua, contro aspettative, pressioni sociali e giudizi esterni: questa è la lotta che abbiamo voluto enfatizzare, mettendo in scena storie di adolescenti che tentano, a volte affrontando il fallimento, di ribellarsi agli stereotipi e alle coercizioni imposte dai condizionamenti culturali.

Il confronto con il 68

Mentre gli adolescenti degli anni Settanta reclamava­no a gran voce il bisogno di uscire da rigidi schemi so­ciali, gli adolescenti di oggi si trovano di fronte a uno scenario liquido, per usare una definizione del cele­bre sociologo Zygmunt Bauman, dove “l’incertezza è l’unica certezza”. Il futuro diventa una trappola ecologica, lavorativa, economica, sociale, in cui ci si sente in bilico tra aspettative (proprie, collettive e genitoriali) e mancanza di prospettiva. L’evoluzione ha preso la forma della regressione, viene detto nello spettacolo. I protagonisti hanno richieste pratiche (i muri scro­stati, l’edificio scolastico parzialmente inagibile), ma queste istanze sembrano celare ben altre necessità di ascolto. La presenza all’interno dello spettacolo di spezzoni di documentari e film legati al Sessantotto, insieme a interventi di personaggi adulti che hanno vissuto in prima persona quei moti rivoluzionari, dà modo ai ragazzi di confrontarsi con una generazione che ha lottato per ottenere alcuni diritti civili e sociali che oggi rischiamo di dare per scontati, e che potrebbero invece diventare motore di altre importanti e necessa­rie conquiste, in un periodo storico in cui piaghe so­ciali come razzismo, nazionalismo e sessismo stanno tornando prepotentemente attuali.

la partecipazione diretta alla vita collettiva

Nel contenitore dell’occupazione scolastica, i giovani protagonisti danno voce a una spinta rivoluzionaria intrinseca, troppe volte calpestata. Hanno domande confuse, permeate da slogan e frasi fatte; portano soluzioni a volte poco concrete; rischiano di rifugiarsi nell’ideologismo, o in un disilluso iperrealismo, ma a loro modo chiedono un futuro a propria misura, perché pretendere un futuro è ancora possibile.

MTM Teatro Litta Corso Magenta, 24

da martedì a giovedì ore 20:30

durata: 60 minuti

DON CHISCIOTTE

Teatro Manzoni dal 27 febbraio al 15 marzo 2020

Feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo  presenta

ALESSIO BONI SERRA YILMAZ  in DON CHISCIOTTEo7TLEbXz

adattamento di FRANCESCO NICCOLINI
liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra
drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer e Francesco Niccolini

Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. vul3FKjwL’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire? Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale. È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete – avvalendosi del sogno, della fantasia, dell’immaginazione – sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte.

GHOST

Tratto dall’omonimo film della Paramount Pictures scritto da Bruce Joel Rubin GHOST IL MUSICAL 01 Mirko Ranù e Giulia Sol@ph Attilio Marasco

Protagonisti? Il fantasma di un uomo assassinato, la donna che amava in vita e continua ad amare da spirito, una strampalata medium che può restituirgli la voce e un assassino in attesa di essere scoperto e portato all’Inferno. Un thriller romantico, dove la suspance creata dai continui colpi di scena si alterna alla dimensione interiore del ricordo, una storia che indaga il senso dell’amore quando vive oltre il tempo. Anzi, quando è l’altrove irraggiungibile a renderlo autentico. Tratto da Ghost, il cult movie della Paramount Pictures che dagli anni ‘90 ha commosso generazioni di spettatori, arriva in contemporanea in Spagna e Italia Ghost Il Musical, adattato per il teatro dallo sceneggiatore originale Bruce Joel Rubin, con la regia di Federico Bellone. Una produzione internazionale Show Bees in collaborazione con Colin Ingram e Hello Entertainment che sarà in tournée nelle principali piazze italiane. Dal Teatro EuropAudorium di Bologna, il 25 e 26 gennaio, al Teatro Sistina di Roma dal 28 gennaio al 9 febbraio, al Teatro degli Arcimboldi di Milano dall’11 febbraio al 1 marzo e in molte altre città fino a maggio. Trasposizione fedele del film vincitore di un Golden Globe per la miglior attrice non protagonista (Whoopy Goldberg) e per la miglior sceneggiatura, Ghost Il Musical mantiene l’impianto narrativo del successo cinematografico, ma sposa appieno le regole del teatro. La forza di Ghost Il Musical è soprattutto nella storia. Sono gli archetipi dell’amore che non può ritornare alla fisicità terrena a generare nel pubblico fascino e inquietudine. Dal mito di Orfeo che non può guardare la sua Euridice se non a costo di perderla per sempre fino alla letteratura romantica che ha ispirato gli atti bianchi di molti balletti, animati da spiriti di fanciulle innamorate. Questa la trama: le vite di Sam (Mirko Ranù), bancario di New York, e Molly (Giulia Sol), giovane artista, vengono sconvolte dall’omicidio di lui. Sam si ritrova ben presto fantasma e per manifestarsi a Molly si serve della truffaldina medium Oda Mae (Gloria Enchill). I due cercano di convincere Molly dell’esistenza di una vita ultra terrena e insieme riescono a smascherare il mandante dell’omicidio di Sam: l’avido Carl (Thomas Santu). Guest star internazionale, nel ruolo del fantasma dell’ospedale, Ronnie Jones. Compositore e cantante tra i più originali della scena mondiale è anche autore di grandi successi per artisti italiani, fra i quali Zucchero Fornaciari.
La regia e la scenografia sono di Federico Bellone firma internazionale che ha contribuito al trionfo in Italia di grandi musical: Mary Poppins, Fame, West Side Story, The Bodyguard- Guardia del corpo, Dirty Dancing, Newsies, A qualcuno piace caldo. La regia associata e la coreografia sono di Chiara Vecchi. Il disegno luci è di Valerio Tiberi, light designer che ha lavorato nelle più note produzioni internazionali di musical e di opera lirica. Ma non è tutto. Gli effetti speciali, con il fantasma di Sam e degli altri personaggi che prendono forma entrando e uscendo dai corpi o passando attraverso le porte, nascono dalla brillante mano di Paolo Carta. Un mago dell’illusionismo capace di sorprendere lo spettatore più che con la tecnologia con trucchi da vecchio artigiano dell’inganno. La grande spettacolarità degli effetti speciali è una delle caratteristiche principali sia del film sia del musical. “In un musical come Ghost – spiega Paolo Carta – è facile immaginare come alcuni effetti possano fare la differenza. Vedere il protagonista passare attraverso la porta come un fantasma, l’anima di un defunto entrare improvvisamente nel corpo della medium, oggetti che si muovono inspiegabilmente fa sì che il pubblico dimentichi di essere in presenza di una finzione scenica”. La colonna sonora pop-rock, arrangiata da due big della musica internazionale, Dave Stewart, ex componente degli Eurythmics, e Glen Ballard, tra gli autori della musicista canadese Alanis Morissette, fa da sfondo a un racconto senza tempo. Un musical sensoriale e fantasy dove ogni accadimento nasconde un mistero apparentemente inspiegabile. Oltre ai misteri del paranormale, c’è il mistero dell’amore.

DRAGPENNY OPERA

È l’alba. Nel cortile di un carcere, un plotone di vedove attende l’esecuzione del bandito Macheath. Polly, Peachum, Jenny, Lucy, Tigra: donne che tradiscono, che lottano, donne che si usano a vicenda. Cuori neri dalla nascita o anneriti dalla vita, che pulsano vitali in uno scenario desolato. Saranno loro a dare vita a questa storia: una storia di amore, morte, sesso e soldi. Macheath è l’unico uomo, il bandito, l’eterno assente, e suscita in questi cuori neri sentimenti assoluti.

foto_Dragpennyopera_valentinabianchi
Lo spettacolo è ispirato a “The Beggar’s Opera” di John Gay, commedia musicale scritta nel 1728, in cui l’autore miscelava la musica colta e la canzone da osteria, adattando canzoni già note al pubblico. Allo stesso modo le Nina’s Drag Queens attingono al repertorio della musica contemporanea e lo reinventano all’interno di un cabaret agrodolce, sotto il segno di un umorismo amaro e politicamente scorretto.

NOTE DI REGIA

“Una metropoli indefinita ma inevitabilmente attuale.

Un potere assoluto, corrotto e stolido, che si intreccia all’illegalità e alla malavita.

Un mondo di miserabili dove l’unica bussola è l’interesse personale.

Un mondo popolato di figure femminili estreme nei sentimenti e nei comportamenti, animalesche e inquietanti ma al tempo stesso ironiche: drag queen, insomma.

La drag queen, clown dell’eccesso in bilico tra pop e melò, dai tratti esagerati e smaccatamente finti, è la nostra strada per indagare personaggi al limite come questi. Il bandito Macheath è la presenza-assenza viscerale che anima ogni gesto di queste figure che hanno la voce di Mina e il corpo di un maschio. E queste creature, anfibie e multiformi per loro natura, si muovono in uno spazio scenico precario, in bilico sul piano inclinato di una catastrofe. La frammentazione dello spazio scenico procede di pari passo con un testo esploso, mescolato a canzoni in playback, coreografie, continui cambi di punto di vista, continui dentro-fuori dall’azione scenica. Nel guardare a ‘The Beggar’s Opera’ non si può prescindere dalla versione di Brecht/Weil. Nel caso delle Nina’s Drag Queens questo ha portato a un approccio ancora più profondo e diretto con il pubblico, a una riflessione sul ruolo del teatro nella società, sulle forme in cui una storia può essere esemplare, etica. Lo ‘straniamento’ della drag queen è dato dal suo essere una maschera postmoderna, e la libertà espressiva di cui gode in quanto maschera alza la posta in gioco, riporta il teatro a ciò che deve essere: il luogo dello scontro. Lo stesso playback è una menzogna assoluta, così assoluta da poter diventare, nel contesto di una drammaturgia che la include, una strana forma di verità.”

Sax Nicosia

LA COMPAGNIA

Le Nina’s Drag Queens sono un gruppo di attori e danzatori che hanno scelto di coniugare teatro e arti performative intorno alla figura multiforme, eclettica e irriverente della Drag Queen, in un percorso di ricerca fortemente legato alla rilettura e riscoperta dei classici teatrali. La compagnia nasce nel 2007 a Milano da un’idea di Fabio Chiesa presso il Teatro Ringhiera, indagando personaggi ed estetica drag attraverso happening e serate di varietà. Sviluppa negli anni seguenti la sua poetica creando Nina’s Radio Night (2011), Il Giardino delle Ciliegie (2012), DragPennyOpera (2015), Vedi alla voce Alma (2016), Queen LeaR (2019) e portando avanti in parallelo una fervida attività di laboratori en travesti. Il teatro delle Nina’s Drag queens, da sempre creato coralmente, è fatto anche di canzoni, coreografie, citazioni, attingendo dalla cultura pop, dal cinema e dall’opera lirica. È una forma di teatro che manipola materiali esistenti e li sviluppa in contesti nuovi, superando la divisione tra generi artistici.

Teatro Leonardo Via Andrea Maria Ampère, 1

da giovedì 20 febbraio  a sabato 23 febbraio2020

sabato ore 20:30 – domenica ore 16:30
durata: 90 minuti