Prima la musica e poi le parole / Gianni Schicchi

Alla Scala era stato solo da spettatore, per Macbeth di Verdi nel 1997. Ora Woody Allen torna da regista, riprendendo dal 6 al 19 luglio la sua regia del pucciniano Gianni Schicchi con scene e costumi di Santo Loquasto. La produzione, realizzata con i complessi dell’Accademia diretti da Ádám Fischer, va in scena insieme a un nuovo allestimento di Prima la musica e poi le parole di Antonio Salieri firmato da Grischa Asagaroff. Interprete di entrambi i titoli, insieme agi allievi del Corso di perfezionamento per cantanti lirici, è Ambrogio Maestri. dittico1.jpgLa produzione costituisce uno dei momenti più importanti del percorso di studi degli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala, polo formativo del Teatro milanese che prepara tutte le figure professionali che operano nell’ambito dello spettacolo dal vivo (artistiche, tecniche e manageriali). Il Progetto Accademia, che impegna non solo gli allievi del Dipartimento Musica, ma anche molti del Dipartimento Palcoscenico, in particolare gli scenografi, costituisce un’occasione ineguagliabile per misurarsi in scena e dietro le quinte, accanto ad artisti di fama assoluta, che si prodigano con entusiasmo per trasmettere loro sapere ed esperienza. Il mondo della musica è da sempre uno dei riferimenti culturali di Woody Allen e rimandi al repertorio sinfonico e operistico ricorrono in tutto il suo cinema, dal secondo movimento della Sinfonia Jupiter di Mozart citato in “Manhattan” tra le ragioni per cui vale la pena di vivere fino alla celebre “I can’t listen to that much Wagner. I start getting the urge to conquer Poland” (“Non posso ascoltare così tanto Wagner o mi viene voglia di invadere la Polonia”) in “Misterioso omicidio a Manhattan”
Alla Scala Schicchi sarà Ambrogio Maestri, impegnato anche nella parte del Compositore in Prima la musica e poi le parole, l’atto unico di Antonio Salieri che apre la serata. Questo “divertimento teatrale” su libretto di Giovanni Battista Casti (affascinate figura di letterato e diplomatico che aspirava a subentrare a Pietro Metastasio nella carica di poeta cesareo) fu commissionato dall’imperatore Giuseppe II per essere eseguito nell’orangerie del castello di Schönbrunn insieme al Singspiel Der Schauspieldirektor (l’impresario teatrale), commissionata a Mozart, in una serata pensata per contrapporre il teatro musicale italiano a quello tedesco. Alla prima, il 7 febbraio 1786, la protagonista era il celebre soprano Nancy Storace. Tra gli estimatori del lavoro di Salieri anche Nikolaus Harnoncourt, che ne ha inciso una versione di riferimento alla testa del Concertgebouworkest nel 1987.
La regia di Prima la musica e poi le parole è affidata a Grischa Asagaroff. Cresciuto a Monaco di Baviera, Asagaroff è stato direttore di scena e assistente alla regia di Rudolf Hartmann e Günther Rennert all’Opera di Stato bavarese, e negli anni ’70 alla Deutsche Oper am Rhein ha iniziato una stretta collaborazione con Jean-Pierre Ponnelle che lo ha portato ad affiancare al suo lavoro di regista, richiesto da teatri come la Staatsoper di Vienna e il Metropolitan, una serie di riprese di lavori del maestro. Ha rivestito incarichi presso l’Opera di Vienna e quella di Zurigo, e alla Scala ha curato L’elisir d’amore (al Piermarini e all’aeroporto di Malpensa), diverse opere per bambini e la recente ripresa della regia di Jean-Pierre Ponnelle de La Cenerentola di Rossini.

Date

Sabato 6 luglio 2019 ore 20 ~ abbonamento Prime Opera

Lunedì 8 luglio 2019 ore 20 ~ turno M

Mercoledì 10 luglio 2019 ore 20 ~ turno O

Lunedì 15 luglio 2019 ore 20 ~ fuori abbonamento

Mercoledì 17 luglio 2019 ore 20 ~ fuori abbonamento

Venerdì 19 luglio 2019 ore 20 ~ ScalAperta

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I MASNADIERI

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I masnadieri di Giuseppe Verdi, su libretto di Andrea Maffei da Friedrich Schiller, torna alla Scala per sette rappresentazioni dal 18 giugno al 7 luglio in un nuovo allestimento diretto da Michele Mariotti con la regia di David McVicar, le scene di Charles Edwards e i costumi di Brigitte Reiffenstuel. Il cast comprende Lisette Oropesa, ormai contesa dai teatri di tutto il mondo (ha vinto tra l’altro il Tucker Prize 2019) al debutto scaligero, Fabio Sartori che torna a Verdi dopo il successo con l’Attila inaugurale di Stagione, Michele Pertusi, tra le voci scaligere più amate degli ultimi anni in Verdi ma anche in Rossini, e Massimo Cavalletti recentemente ascoltato anche in Manon Lescaut.k61a38071
L’allestimento sarà presentato al Festival di Savonlinna (Finlandia) il 15, 17 e 20 luglio (il 18 luglio il M° Mariotti dirigerà i complessi scaligeri anche in un concerto di gala con arie d’opera). Si tratta della prima tournée della Scala in Finlandia.
Per il ritorno de I masnadieri la Scala ha chiamato Michele Mariotti, un maestro italiano presente in tutti i maggiori teatri internazionali (ha inaugurato la stagione dell’Opéra di Parigi con Les Huguenots di Meyerbeer) e universalmente riconosciuto dalla critica (la sua Bohème a Bologna ha vinto il Premio Abbiati come miglior spettacolo del 2018). Alla Scala Mariotti ha già diretto Il barbiere di Siviglia, I due Foscari e Orphée et Eurydice e pochi giorni fa ha felicemente debuttato nella Stagione della Filarmonica. Tra i suoi numerosissimi impegni a venire va ricordata almeno Semiramide al Festival di Pesaro.
Presentata il 22 luglio 1847 al Her Majesty’s Theatre di Londra, I masnadieri è la prima opera composta da Verdi per un teatro straniero, l’aspirazione a una carriera internazionale dopo Attila (1846) per Venezia e Macbeth (1847) per Firenze. Nello stesso anno Verdi debutterà a Parigi con Jérusalem. Per prepararsi al debutto europeo il compositore, allora trentaquattrenne, si rivolge ad Andrea Maffei, personaggio di spicco della vita culturale milanese. Poeta e traduttore, protetto da Vincenzo Monti, Maffei aveva vissuto da ragazzo a Monaco venendo in contatto con le tendenze culturali più avanzate. Nel 1827 aveva iniziato la traduzione del Teatro Completo di Friedrich Schiller, pubblicata nel 1842 dall’editore Pirola con illustrazioni di celebri artisti, tra cui Hayez. Nel 1832 Maffei aveva sposato Clara Carrara Spinelli, che avrebbe animato il suo salotto facendone il più celebre e ricercato dell’ottocento italiano. Verdi aveva cominciato a frequentarlo nel 1842.
I masnadieri è tra le opere di Verdi meno rappresentate alla Scala: solo tre allestimenti, due dei quali diretti dal primo violino Eugenio Cavallini nel 1853 e 1862. L’ultima, nel 1978, segna il debutto operistico al Piermarini dall’attuale Direttore Musicale Riccardo Chailly, chiamato in extremis da Claudio Abbado a sostituire l’indisposto Gianandrea Gavazzeni. Lo spettacolo era di Pier Luigi Pizzi.

Date:

Martedì 18 giugno 2019 ore 20 ~ abbonamento Prime Opera

Venerdì 21 giugno 2019 ore 20 ~ turno D

Lunedì 24 giugno 2019 ore 20 ~ turno A

Venerdì 28 giugno 2019 ore 20 ~ turno C

Lunedì 1 luglio 2019 ore 20 ~ turno B

Giovedì 4 luglio 2019 ore 20 ~ turno E

Domenica 7 luglio 2019 ore 20 ~ ScalAperta

Dido & Aeneas – Olympus Games

Op.64, la prima compagnia di opera contemporanea di Milano, è orgogliosa di presentare al Teatro Carcano domenica 23 giugno alle ore 20:30 Dido & Aeneas – Olympus Games. Un’opera particolarissima e unica nel suo genere, un mix tra l’opera barocca Dido and Aeneas di Purcell e l’opera contemporanea scritta da Daniela Morelli e composta da Matteo Manzitti.
Pilar Bravo dirige lo straordinario coro di voci bianche di OperaLab 2019, il progetto realizzato per il sesto anno consecutivo da Op.64 con bimbi e ragazzi tra gli 8 e i 18 anni, che affiancherà i protagonisti di Dido & Aeneas – Olympus Games.

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Le voci principali sono affidate ai cantanti Chiara Osella (Didone), Emmanuel Ducroz (Enea), Angelica Lapadula (Belinda), Eleonora Lué (Sorceress), Pietro Bolognini (Cupido/Ascanio), mentre gli attori Erika Urban e Loris Fabiani ricoprono i ruoli di Giove e Giunone e la danzatrice Alessandra Cozzi interpreta Venere. Suona l’ensemble del Liceo Musicale Tenca. La regia è di Federica Santambrogio, le scene di Clara Chiesa e Marta Vianello, i costumi di Micaela Sollecito e il combattimento scenico è curato da Simone Belli.
La drammaturgia di Dido & Aeneas – Olympus Games mette l’accento sull’attualità del tema dei popoli che fuggono da città in guerra e vengono accolti in altre terre. Enea come il primo migrante. Enea che fugge da Troia in fiamme e approda a Cartagine, una città che è una sorta di proiezione mitologica della Sicilia attuale. Un luogo in cui il migrante viene accolto, crea relazioni e vive. Un luogo che prende vita da questa accoglienza. Ma una decisione esterna, veicolata da un messaggero degli dei, cambia il destino di Enea che si ritrova nuovamente esule e in balia del mare. Nonostante l’intimazione di Giunone di chiudere i porti italiani, Enea verrà idealmente traghettato dal coro finale, riuscendo ad approdare sulle coste laziali, dove fonderà una nuova patria, la nostra.

Die tote Stadt

Die tote Stadt, la prima volta di un’opera di Korngold alla Scala

Va in scena alla Scala dal 28 maggio al 17 giugno Die tote Stadt, di Erich Wolfgang Korngold con la direzione di Alan Gilbert in un nuovo allestimento di Graham Vick, assente dal nostro Teatro dal 2008, con scene e costumi di Stuart Nunn, luci di Giuseppe di Iorio e coreografia di Ron Howell.

093_K65A7498 Klaus Florian Vogt.JPG I protagonisti sono: nella parte di Marietta Asmik Grigorian, che ha vinto da poche settimane l’International Opera Award come miglior voce femminile dopo il trionfo della scorsa estate in Salome a Salisburgo, e come Paul Klaus Florian Vogt, che alla Scala è stato Florestan nel Fidelio diretto da Daniel Barenboim il 7 dicembre 2014. Con loro Markus Werba, tra gli interpreti più amati dal pubblico scaligero, impegnato in queste settimane anche come Musiklehrer in Ariadne auf Naxos e Cristina Damian come Brigitta, mentre altre parti sono sostenute da allievi dell’Accademia Teatro alla Scala.
Die tote Stadt è un’opera in cui si incrociano, pur trasformate dalla personalità artistica di Korngold, molte delle principali tendenze musicali ed estetiche europee dei primi anni del ‘900, da Puccini alle avanguardie, e si presta a molteplici letture, dalla discendenza letteraria al noir fino alle implicazioni psicoanalitiche e alle tensioni politiche e sociali di un’Europa che non ancora guarita dalle ferite della Prima guerra mondiale e vedeva all’orizzonte i fascismi che avrebbero portato alla tragedia della Seconda.

Date:

Martedì 28 maggio 2019 ore 20 ~ turno Prime Opera

Venerdì 31 maggio 2019 ore 20 ~ ScalAperta

Lunedì 3 giugno 2019 ore 20 ~ turno D

Venerdì 7 giugno 2019 ore 20 ~ turno A

Lunedì 10 giugno 2019 ore 20 ~ turno C

Venerdì 14 giugno 2019 ore 20 ~ turno B

Lunedì 17 giugno 2019 ore 20 ~ turno E

L’isola del tesoro

riduzione e adattamento per marionette su appunti di Eugenio Monti Colla
dal romanzo omonimo di Robert Louis Stevenson
musica di Danilo Lorenzini

Il mondo dei pirati, la ricerca del tesoro, un’isola da esplorare, gli intrighi e i tradimenti: questi sono i tipici ingredienti che vengono utilizzati dalle marionette per creare un mondo illusorio in cui il pubblico, dimenticandosi della materia di cui sono fatti gli attori “virtuali” in palcoscenico, viene trascinato e portato a immedesimarsi con i protagonisti.

1558532178_Isola_02.jpgIl personaggio di John Silver, forse uno dei più controversi della storia della letteratura, che nella sua ambiguità non arriva mai a essere completamente buono o completamente cattivo, icona di libertà e spregiudicatezza, si affianca alla figura del giovane Jim, che nella storia affronta un percorso pieno di sfide e imprevisti che lo porterà dall’adolescenza alla maturità.
Le atmosfere dell’isola misteriosa, in cui si alternano combattimenti, tranelli, imprevisti e cambiamenti repentini di fronte e di alleanze fino al lieto fine che conclude la storia, permettono alle marionette di diventare, ancora una volta, le protagoniste di una grande avventura che vuole affascinare il pubblico di ogni età e di ogni provenienza. Il tutto sottolineato dalle musiche appositamente composte dal Maestro Danilo Lorenzini che si rifanno al gusto delle orchestrine fin de siècle, già sperimentato nell’allestimento del Giro del mondo in ottanta giorni del 1992.
La scelta, condivisa con Sergio Escobar, di proporre lo spettacolo al Piccolo Teatro Grassi, prima della tournée negli Stati Uniti, conferma la validità e la lungimiranza del progetto, iniziato quasi vent’anni fa, di proporre le grandi produzioni internazionali della Carlo Colla & Figli al pubblico milanese.
L’opera è stata completata dai collaboratori storici che Eugenio Monti Colla aveva formato e che lo hanno aiutato per decenni nel suo lavoro di salvaguardia, di innovazione e di trasmissione della tradizione artistica e teatrale della Carlo Colla & Figli.

 Piccolo Teatro Grassi via Rovello, 2 – Milano

da martedì 11 a domenica 23 giugno 2019
martedì, giovedì e sabato ore 19.30 mercoledì e venerdì ore 20.30 domenica ore 16 lunedì riposo

La gioia

Immersi nelle splendide creazioni floreali di Thierry Boutemy, sull’onda di una colonna sonora potente ed evocativa, il nuovo spettacolo di Pippo Delbono e della sua compagnia di attori/performer, al Piccolo Teatro Strehler dal 4 al 9 giugno, è un viaggio verso la gioia da condividere con il pubblico.

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Ogni spettacolo di Pippo Delbono è un viaggio, un attraversamento di situazioni, stati d’animo, intuizioni sorprendenti. La recita di ogni sera non è più recita, ma è rito, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda in un comune respiro. Fare uno spettacolo sulla gioia vuol dire cercare quella circostanza unica, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi – angoscia, felicità, dolore, entusiasmo –, per provare a scovare, infine, in un istante, l’esplodere della gioia, il sentimento più bello e misterioso.
Un vortice di suoni, immagini, movimenti, balli si fonde con la magia del circo, i colori dei clown e la malinconia del tango, in una girandola caleidoscopica di maschere, storie personali, emozioni, nel percorso, sempre unico, di un racconto semplice ed essenziale.
Ecco, quindi, prendere forma sul palcoscenico una pienezza di visioni, che si susseguono, si formano, si confondono e si perdono una nell’altra: centinaia di barchette di carta, sacchi di panni colorati a comporre, sembra, quel «mare nostro che non sei nel cielo» della laica preghiera di Erri De Luca, fino all’esplosione floreale, creata da Delbono assieme a Thierry Boutemy, il fleuriste normanno di stanza a Bruxelles, abituato a lavorare in lungo e in largo per il mondo.
Gli attori di Delbono vanno in scena, uno dopo l’altro, e prendono per mano il pubblico, ognuno con il suo diverso sentire, ne fanno un compagno di viaggio, parte di una comune ricerca inesauribile. Storie, maschere, danze, clownerie, memorie sono tutte sfuggenti immagini di persone alla ricerca della gioia. Così, se ogni replica è la tappa di un viaggio, ogni frammento che compone lo spettacolo è un singolo passo che Pippo Delbono e la sua compagnia di attori/performer cercano di compiere verso questa esaltazione assoluta. Ogni replica regala una sorpresa, a chi decide di mettersi in cammino e seguire il ritmo della compagnia e di questa ricerca infinita della gioia, che prosegue ancora più ispirata dopo il vuoto lasciato dalla scomparsa di Bobò, fedele compagno di scena a partire dal loro incontro avvenuto nel 1995 nel manicomio di Anversa. Protagonista di molti spettacoli, icona poetica e anima del teatro di Delbono, Bobò continuerà a essere una presenza-assenza dentro e fuori la scena in questo nuovo “inno alla gioia”.

Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza)
dal 4 al 9 giugno 2019

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16.
Durata: un’ora e 20 minuti senza intervallo

TRATTORIA MENOTTI

“TRATTORIA MENOTTI”    Metti un teatro a cena

Ideato e diretto da Emilio Russotrattoria1 - photo Gianfranco -Ferraro.jpg

“Ci son quattro dischi, due tanghi, una polka, un’antica mazurka, due mosci fox – trot, e il twist non c’è nel trani a gogò. Si passa la sera scolando barbera. Nel valpolicella la vecchia zitella cerca l’amor nel trani a gogò…”
Con la sua grande ironia Giorgio Gaber ci ha regalato con questa “cartolina”, un’immagine della Milano degli anni 60 alla quale vorremmo ispirarci per allestire la nostra TRATTORIA MENOTTI, un salto in un passato che ci appartiene, anche se non scritto nelle antologie e nei libri di storia. Tracce di una città che voleva cambiare, e quel cambiamento avveniva soprattutto nei luoghi di condivisione, scuole, fabbriche, università, ma anche, e forse soprattutto, nei locali dove si “tirava mattino”, tra un bicchiere, o molti bicchieri di vino, un risotto e un uovo sodo, a cantare, raccontare, a parlare di politica, ma non di potere, semmai di contro potere. Luoghi dove la tolleranza non era una moda, ma una pratica di vita quotidiana. Palcoscenici minimi, che diventavano le “palestre” per una grande stagione di comici, musicisti e cantautori, ma anche pittori e poeti. Tavolate di puttane, intellettuali e giornalisti, ognuno con i propri abiti da lavoro, mentre la notte si faceva giorno, con ancora la voglia di scambiarsi esperienze e giudizi sul mondo e forse tutti ad immaginare una vita e una città probabilmente molto distante da quella di oggi, o chissà… Nessuna nostalgia e nessun rimpianto, ma forse e solamente un chiedersi cosa è successo, tra i tavoli della TRATTORIA MENOTTI con un teatro svuotato da poltrone, quinte, sipari e palcoscenico, dove il pubblico se lo vorrà potrà bere, mangiare, partecipare, ma anche solo guardare ed ascoltare per un viaggio emozionale che ci auguriamo ricco di suggestioni e sorprese. Non è gradito l’abito scuro…

Emilio Russo

Il pubblico, durante lo spettacolo, potrà cenare gustando i piatti della tradizione lombarda.
Catering a cura di “Artecucina”

Teatro Menotti Via Ciro Menotti 11

Martedì, giovedì e venerdì ore 20.30 Mercoledì, sabato e domenica ore 19.30

Don Giovanni secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

Va in scena, dal 29 al 31 maggio, al Piccolo Teatro Strehler, una nuova creazione dell’Orchestra di Piazza Vittorio: dopo il Flauto magico mozartiano e la Carmen di Bizet, un sorprendente Don Giovanni, affidato alla voce di Petra Magoni e diretto da Mario Tronco insieme ad Andrea Renzi.1557413246_don_giovanni_HD_ok_paul_bourdrel-2.jpg

Il Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio è il nuovo lavoro firmato dall’Orchestra più multietnica d’Italia. Presentato in prima assoluta nel 2017 al Festival Les Nuits de Fourvière di Lione, Le Monde lo ha definito uno spettacolo “glamour e iconoclasta”.
Don Giovanni è interpretato da una voce femminile, quella di Petra Magoni, già indimenticabile Regina della notte nel Flauto magico mozartiano. Capace di mille travestimenti e abile a muovere in scena le fila di tutta la vicenda, intorno a lei si sviluppa tutta la drammaturgia musicale. Una visione “altra” del protagonista che apre a una diversa lettura dei rapporti tra i personaggi.
«Siamo abituati all’idea di un Don Giovanni burlone, che si finge spesso un altro – racconta Mario Tronco, direttore artistico dell’Orchestra e regista dell’opera insieme ad Andrea Renzi –. Il travestimento, la mascherata sono le tentazioni per lui irresistibili. Si direbbe, per dirla con le parole di Fedele d’Amico, che egli inganni le donne non tanto per il piacere di conquistarle, ma che si prodighi a conquistarle per il piacere di ingannarle. Amare le donne e diventare ogni volta un altro. Potrebbe essere una definizione del Teatro come luogo in cui esseri in carne ed ossa si fingono altri. Il nostro Don Giovanni parte però da presupposti diversi. L’idea è quella di sempre: rappresentare se stessi nei panni di altri, recitare il ruolo di se stessi con le parole e il carattere di personaggi di fantasia».

Tra arie, duetti e pezzi d’insieme, i personaggi percorrono fino in fondo le loro storie, rese vive e attuali ai nostri occhi dai travestimenti linguistici e musicali realizzati da Mario Tronco, Leandro Piccioni e Pino Pecorelli, portando l’opera, con mano leggera, ad abbattere ogni confine fra i diversi generi. Don Giovanni, come un redivivo Cab Calloway in un immaginario Music Club, un’ambientazione dal gusto anni ’20 ma anche fortemente contemporanea, dirige la sua orchestra e il suo destino in una pulsione di libertà e perdizione. I musicisti dell’Orchestra, posti su appositi piani sfalsati in altezza, che delimitano uno spazio a sviluppo circolare tagliato da una parete di pannelli variamente illuminati, si muovono quali protagonisti, insieme ai cantanti, nelle loro avventure musicali ed esistenziali. «L’Orchestra di Piazza Vittorio – spiega Andrea Renzi – attraverso la sua musica ci dice che, a saperla cercare, nella piazza di una città c’è un’idea di teatro del mondo. È lì, sotto casa tua, con la sua bellezza e la sua ineffabile complessità. Essere stato chiamato a collaborare al loro Don Giovanni è un privilegio che mi ha permesso di capire quanto lavoro duro e paziente sia necessario perché si possano integrare uomini e suoni lontani».

Nel cast troviamo, insieme a Petra Magoni, Mama Marjas (Zerlina), cantante reggae già molto applaudita nel ruolo di protagonista della precedente Carmen, Omar Lopez Valle (fra le presenze storiche dell’Orchestra), che vestirà i panni di un Leporello in versione cubana; e ancora la cantante lirica di origine albanese Hersi Matmuja (Donna Elvira), il brasiliano Evandro Dos Reis (Don Ottavio), il tunisino Houcine Ataa (Masetto) e, alla sua prima collaborazione con l’Orchestra, Simona Boo (Donna Anna), dal 2015 vocalist dello storico gruppo napoletano dei 99 Posse. Saranno loro a trasformare il libretto di Lorenzo Da Ponte in una versione multilingue che abbraccia l’italiano, il francese, l’arabo e il portoghese.

Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi – M2 Lanza) dal 29 al 31 maggio 2019

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

È lo spettacolo italiano più visto nel mondo, ha viaggiato dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Finlandia alla Nuova Zelanda, dal Brasile al Giappone: l’Arlecchino, che Strehler allestì per la prima volta nel 1947, torna in scena nella sua ‘casa’, il Piccolo Teatro Grassi, dal 23 maggio al 9 giugno, nel segno di un nuovo interprete: Enrico Bonavera.

1557327153_Arlecchino_11403_©Ciminaghi-PiccoloTeatroMilano.jpg Fra squilli di tromba e battere di grancassa si alza il sipario ed eccoli lì gli attori, tutti insieme, il braccio alzato nel saluto al pubblico: Arlecchino, con il suo vestito a pezze multicolori e la sua maschera da gatto è in mezzo a loro.1557327153_Arlecchino_11408_©Ciminaghi-PiccoloTeatroMilano.jpg Creato nel luglio del 1947 da Giorgio Strehler reinterpretando la tradizione goldoniana, Arlecchino ha avuto undici edizioni e tre grandi interpreti: Marcello Moretti, Ferruccio Soleri – che per questo ruolo è entrato nel Guinness dei primati – ed Enrico Bonavera, che dal 2000 è stato Brighella oltre a essersi sempre alternato con Soleri nel ruolo del titolo. Manifesto di un modo di fare teatro, palestra di attori – da sempre gli allievi della Scuola del Piccolo entrano a far parte della grande famiglia di Arlecchino, in un ideale passaggio del testimone con i loro predecessori – lo spettacolo è un atto di amore assoluto per il teatro.

Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello 2 – M1 Cordusio), dal 23 maggio al 9 giugno 2019

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16 (eccetto domenica 2 giugno, riposo). Lunedì riposo (eccetto lunedì 3 giugno, ore 20.30).

Orari: 3 ore compresi due intervalli

Matilde e il tram per San Vittore

Torna in scena dopo il successo della scorsa stagione, dal 28 maggio al 9 giugno, al Teatro Studio, Matilde, lo spettacolo in cui Renato Sarti racconta, attraverso le storie di madri, mogli, sorelle e figlie, il destino di 570 lavoratori deportati dai nazifascisti dopo gli scioperi che dal 1943 paralizzarono le grandi fabbriche del Milanese.1557234024_Matilde_Manifesto.jpg

A causa degli scioperi che, a partire dal 1943, paralizzarono i grandi stabilimenti del Milanese, le case operaie di Sesto San Giovanni, Milano, Cinisello e dei comuni limitrofi furono teatro di retate spietate. Centinaia di uomini furono sottratti ai propri affetti, costretti a vestirsi rapidamente per poi sparire. Scene che rimasero per decenni negli occhi di madri, mogli e soprattutto dei bambini che salutarono per sempre in quel modo il loro papà. Cinquecentosettanta furono le persone deportate nei lager, duecentoventitré non fecero più ritorno e per i sopravvissuti, e per i loro familiari, la vita non fu più la stessa. Matilde, spettacolo scritto e diretto da Renato Sarti, vuole mettere in luce il “non eroismo” di migliaia di uomini e donne, che si opposero al fascismo e al nazismo a caro prezzo. Lo fa attraverso le voci di quelle madri, mogli, sorelle e figlie che, dopo l’arresto dei propri uomini in seguito agli scioperi dell’area industriale a nord di Milano – gli unici sotto Mussolini, i più grandi in Europa sotto il giogo nazista − si ritrovarono improvvisamente a gestire, da sole, un quotidiano di fame e miseria. Alla disperata ricerca dei loro uomini, si precipitavano a San Vittore e in altri luoghi di detenzione di Milano. Fra questi anche il cinema Broletto, allora sede della famigerata Legione Ettore Muti: mentre in sala si proiettavano i film, nei camerini si torturavano i partigiani e gli oppositori politici. Nel 1947 quel cinema diventò il Piccolo Teatro, che Giorgio Strehler e Paolo Grassi, attraverso l’arte, la cultura e lo stare insieme, bonificarono dall’orrore. Il testo parte dalle testimonianze raccolte in più di vent’anni da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni.

Piccolo Teatro Studio Melato (via Rivoli, 6 – M2 Lanza), dal 28 maggio al 9 giugno 2019

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16 (eccetto domenica 2 giugno, riposo). Lunedì riposo. Durata: un’ora e 40 minuti senza intervallo